Il pubblico del Città degli ulivi di Bitonto
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Calcio

Bitonto Calcio, cresce preoccupazione per il futuro: lo stadio resta il nodo da sciogliere

Natilla: «Più e più volte sono intervenuto per sollecitare l’Amministrazione comunale sulla triste e infinita vicenda dello stadio di via Megra»

Il futuro del Bitonto Calcio continua a essere avvolto dall'incertezza. Al centro della vicenda resta, ancora una volta, lo stadio comunale "Città degli Ulivi", chiuso dal febbraio 2023 per i lavori di ammodernamento e ancora oggi non pienamente disponibile per l'attività agonistica. Nelle ultime ore, a riaccendere il dibattito è stato il consigliere comunale Franco Natilla, che ha condiviso e fatto proprie le preoccupazioni già espresse dal giornalista Mario Sicolo.

Secondo Natilla, il rischio non riguarda soltanto una squadra di calcio, ma un patrimonio sportivo e identitario dell'intera città. L'esponente de I Riformisti - Fronte del Lavoro ha ricordato di aver più volte sollecitato l'amministrazione comunale sulla vicenda dello stadio di via Megra, evidenziando come un cantiere che avrebbe dovuto concludersi in circa 180 giorni sia ormai fermo in una spirale di ritardi che dura da oltre tre anni.

Una situazione che si intreccia con la clamorosa presa di posizione dell'U.S. Bitonto delle scorse settimane. La società neroverde, infatti, ha annunciato di aver rimesso il proprio titolo sportivo nelle mani del Sindaco, denunciando l'assenza di indicazioni certe sull'utilizzo dell'impianto e sulle tempistiche necessarie per il ritorno del pubblico sugli spalti. Una scelta forte, maturata dopo quattro stagioni vissute lontano dalla propria casa sportiva e nell'impossibilità di programmare con serenità il futuro.

Nel suo intervento, Natilla ha sottolineato di aver chiesto all'amministrazione comunale non solo di accelerare sul completamento dell'opera, ma anche di favorire il coinvolgimento dell'imprenditoria locale per garantire al club una prospettiva solida e duratura. L'obiettivo, secondo il consigliere, dovrebbe essere quello di costruire un progetto stabile e credibile, capace di assicurare continuità alla principale realtà calcistica cittadina.

«Tutti sanno quanto mi sia speso per questa causa. Più e più volte sono intervenuto pubblicamente e nelle sedi istituzionali per sollecitare l'Amministrazione comunale sulla triste e infinita vicenda dello stadio di via Megra. Parliamo di un impianto chiuso da oltre 3 anni per lavori che, da cartello monumentale, si sarebbero dovuti concludere in appena 180 giorni. Una disparità temporale che non ha bisogno di ulteriori commenti e che si commenta, purtroppo, da sola», ha commentato il consigliere di opposizione.

Toni amari anche nella parte finale della riflessione politica. Natilla ha annunciato infatti di voler fare un passo indietro dal dibattito pubblico sulla questione, scegliendo provocatoriamente il silenzio dopo anni di interventi e sollecitazioni. «Ho deciso di fare un passo di lato. Negli ultimi tempi mi è stato detto, quasi come un rimprovero: "Sei sempre tu che ti esponi, la gente legge sempre e solo il tuo nome e finisce persino per criticare il fatto che tu ne parli". A malincuore, accetto la provocazione. Ho deciso di tacere. Voglio stare a guardare. Mi fermo e scelgo il silenzio, per vedere se questo vuoto verrà riempito da qualcun altro. Vediamo se chi finora è rimasto a guardare o ha criticato le mie sollecitazioni troverà il coraggio di alzare la voce», ha aggiunto.

Una decisione che, nelle sue intenzioni, dovrebbe servire a verificare se altri soggetti istituzionali e cittadini siano pronti ad assumersi la responsabilità di difendere il futuro del calcio bitontino. La sensazione, tuttavia, è che il tempo a disposizione stia rapidamente scadendo. Da una parte ci sono le rassicurazioni arrivate nei mesi scorsi dall'amministrazione comunale sulla volontà di restituire l'impianto alla città; dall'altra restano i dubbi di una società che continua a chiedere certezze e atti concreti.

In mezzo c'è una tifoseria che da oltre tre anni attende di tornare sugli spalti del "Città degli Ulivi" e che, oggi, guarda con crescente apprensione alle sorti del proprio club. Perché il rischio, ormai, non riguarda soltanto il ritardo nella consegna definitiva di un'opera pubblica: riguarda la possibilità che Bitonto possa ritrovarsi senza la sua squadra di calcio nel massimo campionato regionale. E - questa - sarebbe una ferita difficile da rimarginare per un'intera comunità.
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