Rogo tossico a Palo
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Cronaca

Incendio Palo: stop a Bitonto alla raccolta di frutta e verdura nelle zone a rischio

Nel frattempo i primi dati sugli inquinanti tossici rilevati dall'Arpa non sono preoccupanti

Elezioni Regionali 2020
Nella zona intorno alla Ecogreen Planet, stabilimento di stoccaggio di rifiuti plastici a Palo del Colle in cui lo scorso 7 giugno si è sviluppato un violento incendio, non sarà possibile raccogliere, vendere e consumare prodotti ortofrutticoli. È la decisione contenuta nell'ordinanza del sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, che ha raccolto, in via precauzionale, l'invito dell'Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente (ARPA Puglia) e le indicazioni dell'Azienda Sanitaria Locale.
L'area, individuata dall'ARPA Puglia sulla base delle prime valutazioni emerse dalle misurazioni effettuate dopo il rogo all'azienda, che si occupa del trattamento di rifiuti recuperabili, tra cui le plastiche, è composta da un cerchio di 2 chilometri di raggio dallo stabilimento incendiato e da una fascia in direzione Nord-Nord Ovest che si estende sino all'aeroporto di Bari-Palese, interessando i territori di Bari, Bitetto, Modugno e Palo del Colle.
«A Bitonto i terreni – spiegano da Palazzo Gentile - per i quali l'ordinanza (n. 250/2000) firmata dal sindaco Abbaticchio vieta la raccolta per la vendita e il consumo di prodotti ortofrutticoli, ricadono in un'area compresa tra la S.P. 91 Bitonto-Santo Spirito (a Nord), il confine con i Comuni di Bari e Modugno (ad Est), il confine con il Comune di Palo del Colle (a Sud) e l'anello stradale della Poligonale (a Ovest)».

Buone notizie, intanto, per quanto riguarda la percentuale di inquinanti tossici rilevati a poche ore dal disastro.
«I primissimi rilievi – fanno sapere dal Comune - effettuati dai tecnici dell'ARPA già durante le operazioni di spegnimento del vasto incendio, che ha prodotto un'imponente nube di fumo nero e intenso, sospinta dal vento in direzione degli abitati di Palo del Colle e Bitonto, hanno permesso di individuare i siti per il posizionamento dei campionatori per il prelievo delle polveri totali sospese (PTS) e dei microinquinanti organici. Le due postazioni, allestite in un autoparco nelle vicinanze dell'aeroporto di Bari-Palese e nella stazione dei Carabinieri di Bitonto, integrano le cinque postazioni fisse di monitoraggio della qualità dell'aria, che fanno parte della rete privata della Centrale Termoelettrica Sorgenia di Modugno (la postazione "pozzo n. 4 dell'Acquedotto Pugliese" si trova nel territorio di Bitonto)».
«Nel complesso – riporta ancora la nota del Comune attingendo dal rapporto dell'ARPA - le concentrazioni medie di PM10 e PM2.5 (i numeri indicano lo spessore in microgrammi delle polveri inalabili e respirabili e, quindi, dannose per la salute umana) nelle prime due giornate di osservazione si sono mantenute su livelli inferiori ai limiti di legge, ad eccezione di un paio di valori orari (all'1 e alle 10 di lunedì 8 giugno) caratterizzati da concentrazioni di PM10, in zona comunque distante da centri abitati, superiori ai 50 microgrammi per metrocubo, che rappresenta il limite di concentrazione giornaliero stabilito dalle norme».
Questi primi dati saranno, poi, integrati con le specifiche indagini per il dosaggio anche sui terreni di PCB, diossine e IPA, inquinanti organici in grado di persistere nell'ambiente e bioaccumularsi.

Di qui l'invito dell'ARPA, rivolto ai Sindaci dei comuni coinvolti, a valutare la sospensione in via precauzionale della raccolta dei prodotti ortofrutticoli nell'area ritenuta di prima ricaduta, dal momento che «la via principale per l'esposizione umana a questi inquinanti non è quella inalatoria bensì quella alimentare».
«Indicazione che, successivamente, gli esperti dell'ASL Bari – conclude il comunicato stampa del Comune - rispondendo anche ad una espressa sollecitazione del sindaco Abbaticchio, hanno fatto propria, ritenendola necessaria a tutela della salute pubblica, in applicazione del principio di precauzione ed in attesa degli ulteriori risultati del monitoraggio da parte dell'ARPA e del proprio Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SIAN). Il divieto sarà valido per 30 giorni, salvo successive valutazioni da parte degli esperti ambientali e sanitari».
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