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Cronaca
Imprenditore di Bitonto picchiato e rapinato. «Fai attenzione, hai i figli a casa»
La vittima, il 51enne Peppino Milo, è stato costretto a consegnare le chiavi della propria auto e gli oggetti preziosi che aveva ai polsi
Bitonto - sabato 28 febbraio 2026
13.53
Picchiato e rapinato dell'auto - poi ritrovata data alle fiamme -, orologio e bracciali. Un bottino cospicuo ai danni dell'imprenditore di Bitonto Peppino Milo, 51enne ceo della omonima società, nel parcheggio della sua azienda, a Palo del Colle. Sono questi gli ingredienti di un caso di cronaca sul quale indagano i Carabinieri.
La vittima, amministratore delegato della società, ha riportato ferite giudicate guaribili in 7 giorni e, assistito dall'avvocato Nicola Pasculli, ha sporto denuncia ai militari della Stazione cittadina. La feroce aggressione, immortalata dalle telecamere di videosorveglianza di una delle tre unità produttive nell'area metropolitana di Bari - in tre, infatti, lo avrebbero picchiato per farsi consegnare le chiavi della vettura e gli oggetti preziosi che aveva ai polsi -, è avvenuta il 18 febbraio scorso.
Il luogo: uno dei due stabilimenti del Gruppo Milo s.p.a. dedicati alla pasta secca e ai prodotti da forno, sulla strada statale 96. Erano le ore 19.10, quando in tre, vestiti di nero, incappucciati e con i guanti alle mani, sarebbero riusciti ad entrare nel parcheggio, dopo aver manomesso le fotocellule del cancello elettrico dello stabilimento. I malviventi, come si vede nel video, si sono avvicinati all'auto parcheggiata, una Bmw X6, impugnando alcuni oggetti, forse degli arnesi da scasso.
Proprio in quel momento l'imprenditore del pastificio noto per il brand Casa Milo, ha raggiunto la sua auto e sorpreso i tre. «Rimanevo pietrificato» ha raccontato, spiegando che «uno di loro mi immobilizzava prendendomi alle spalle, col gomito mi stringeva la gola tentando di strangolarmi e con l'altra mano mi puntava al fianco un oggetto appuntito». Dopo averlo «scaraventato a terra», si sono «avventati su di me sottraendomi l'orologio di marca Rolex e due braccialetti Tennis».
In dialetto lo avrebbero poi minacciato, «Io ti uccido», «Fai attenzione che sappiamo che hai i figli a casa». Sono poi fuggiti con la Bmw X6, seguiti da un'altra auto che era in attesa vicino all'ingresso con a bordo un quarto uomo. La vettura rubata è stata ritrovata bruciata il giorno dopo. «Sono ancora turbato e non mi sento tutelato - ha detto l'imprenditore -. Ho dovuto mettere una guardia armata per la sicurezza dei miei dipendenti, perché temo per la mia e per la loro incolumità».
I Carabinieri, intanto, stanno svolgendo le indagini per ricostruire la turpe vicenda e cercare i responsabili dell'aggressione, senza tralasciare nessun'altra pista. In Procura, a Bari, è stato aperto il relativo fascicolo a carico di ignoti per lesioni e rapina. Proprio quella della rapina finita nel sangue è la pista finora più plausibile.
La vittima, amministratore delegato della società, ha riportato ferite giudicate guaribili in 7 giorni e, assistito dall'avvocato Nicola Pasculli, ha sporto denuncia ai militari della Stazione cittadina. La feroce aggressione, immortalata dalle telecamere di videosorveglianza di una delle tre unità produttive nell'area metropolitana di Bari - in tre, infatti, lo avrebbero picchiato per farsi consegnare le chiavi della vettura e gli oggetti preziosi che aveva ai polsi -, è avvenuta il 18 febbraio scorso.
Il luogo: uno dei due stabilimenti del Gruppo Milo s.p.a. dedicati alla pasta secca e ai prodotti da forno, sulla strada statale 96. Erano le ore 19.10, quando in tre, vestiti di nero, incappucciati e con i guanti alle mani, sarebbero riusciti ad entrare nel parcheggio, dopo aver manomesso le fotocellule del cancello elettrico dello stabilimento. I malviventi, come si vede nel video, si sono avvicinati all'auto parcheggiata, una Bmw X6, impugnando alcuni oggetti, forse degli arnesi da scasso.
Proprio in quel momento l'imprenditore del pastificio noto per il brand Casa Milo, ha raggiunto la sua auto e sorpreso i tre. «Rimanevo pietrificato» ha raccontato, spiegando che «uno di loro mi immobilizzava prendendomi alle spalle, col gomito mi stringeva la gola tentando di strangolarmi e con l'altra mano mi puntava al fianco un oggetto appuntito». Dopo averlo «scaraventato a terra», si sono «avventati su di me sottraendomi l'orologio di marca Rolex e due braccialetti Tennis».
In dialetto lo avrebbero poi minacciato, «Io ti uccido», «Fai attenzione che sappiamo che hai i figli a casa». Sono poi fuggiti con la Bmw X6, seguiti da un'altra auto che era in attesa vicino all'ingresso con a bordo un quarto uomo. La vettura rubata è stata ritrovata bruciata il giorno dopo. «Sono ancora turbato e non mi sento tutelato - ha detto l'imprenditore -. Ho dovuto mettere una guardia armata per la sicurezza dei miei dipendenti, perché temo per la mia e per la loro incolumità».
I Carabinieri, intanto, stanno svolgendo le indagini per ricostruire la turpe vicenda e cercare i responsabili dell'aggressione, senza tralasciare nessun'altra pista. In Procura, a Bari, è stato aperto il relativo fascicolo a carico di ignoti per lesioni e rapina. Proprio quella della rapina finita nel sangue è la pista finora più plausibile.



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