Gian Marco Centinaio
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Territorio e Ambiente

Olio EVO, il Governo frena sulle miscele ‘extracomunitarie’: esultano CNO e Unasco

«Bocciato l’accordo farlocco di Coldiretti e Federolio che svendeva il made in Italy»

C'è soddisfazione da parte del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori del presidente Gennaro Sicolo e di Unasco, dopo l'audizione con le commissioni Agricoltura di Camera e Senato, in cui sono state ribadite le intenzioni di rafforzare la tutela dei prodotti del Made in Italy contro frodi e italian sounding.

«Gli olivicoltori italiani – spiegano in un comunicato i presidenti di CNO e Unasco - accolgono con soddisfazione le dichiarazioni del Ministro Gian Marco Centinaio che ha indicato tra le priorità del governo la tutela dei prodotti del Made in Italy contro le frodi e l'italian sounding, maggiori controlli su qualità e tracciabilità, il rafforzamento della filiera olivicola e della cooperazione a tutela dei produttori e dei consumatori".

«È una bocciatura nemmeno troppo velata all'Italico – sono certi Sicolo e Canino - la squallida miscela di oli italiani con oli comunitari ed extracomunitari, avallata e difesa a spada tratta da Coldiretti e Federolio, che con il loro accordo farlocco hanno svenduto la dignità degli olivicoltori italiani».
«Questo cambio di passo nell'azione di Governo – hanno concluso i due presidenti - già registrato in questi giorni con la presa di posizione forte nella battaglia contro la xylella, era ciò che gli olivicoltori attendevano da tempo per rilanciare e valorizzare uno dei settori più importanti dell'economia agricola italiana».

D'altra parte, solo poche ore prima Gennaro Sicolo lanciava l'allarme della "svendita" del made in Italy: «Svendendo a 4 euro l'extravergine dei produttori, e sdoganando le miscele con oli comunitari ed extracomunitari, Coldiretti dà il via libera ai saldi dell'extravergine. L'italian sounding chiamato Italico è il progetto da sempre auspicato dai rappresentanti di Coldiretti ma ha sempre trovato un ostacolo insormontabile nel Consorzio Nazionale degli Olivicoltori e da gran parte della filiera. È evidente come sia inconciliabile la nostra posizione a tutela del 100% italiano, dei monovarietali, delle Dop, Igp con quella di chi difende le miscele ed un approccio al mercato che calpesta gli olivicoltori italiani».


Ieri, intanto, era stata la volta del presidente dell'altro grande consorzio italiano di olivicoltori, Tommaso Loiodice di UNASCO, a ironizzare sull'iniziativa di Coldiretti e Federolio di creare la categoria "italica" per consentire le miscele con prodotti extracomunitari.

«Quanto sono lontani, seppur cronologicamente vicini – ha detto Loiodice - i tempi degli accordi di filiera in seno al FOOI, la Filiera Olivicola Olearia Italiana, dove tutti gli operatori erano impegnati a valorizzare l'olio EVO 100% italiano e dove, tra le proposte c'era anche quella di abbassare l'acidità dell'extravergine allo 0,4% per esaltare l'alta qualità italiana!».
«Provo sgomento nel vedere due tra le massime organizzazioni agricole e olivicole caldeggiare una proposta che danneggia il Made in Italy e che costituisce un pericolo per tutti i prodotti tipici italiani. In questo modo si azzerano tutti gli sforzi profusi dal Paese Italia a difesa della biodiversità che esprime il valore intrinseco dei territori con i propri patrimoni storici, culturali, socio-economici congiuntamente ai colori, profumi e sapori espressi dagli stessi».

«Mi aspetto – ha concluso ironizzando il presidente di UNAPOL – di iniziare a sentir parlare dei nuovi prodotti di punta del made in Italy: Parmigiano Italico (al posto del Parmesan), Olio EVO Italico …. e tunisino; Pasta Italica di Gragnano … e dell'Ucraina; Pummarola italica…. e cinese; Brunello Italico di Montalcino … e della California; Mozzarella Italica di Bufala….Campana e francese; Farine italiche per la pizza…. provenienti da Foggia e da Kiev. E che sia una pizza Italica o un piatto di spaghetti Italico, a salvare il nostro Made in Italy saranno solamente le due inimitabili foglie di basilico. Fino a quando riusciremo a non rendere "italico" anche quello».


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