Ospedale Bitonto
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La Regione chiude i Punti di Primo Intervento. Nella lista anche Bitonto

Damascelli: «Falsi i dati della giunta: Bitonto supera i 6mila accessi fissati come soglia per il mantenimento»

Destino segnato per i Punti di Primo Intervento pugliesi, i presidi sanitari fissi istituiti nei comuni in cui la Regione aveva chiuso gli ospedali cittadini, come a Bitonto. La giunta di Michele Emiliano sega quindi anche il "contentino" lasciato alle città pugliesi per continuare ad avere un luogo in cui recarsi in caso di necessità sanitarie. Martedì infatti una delibera di giunta ha disposto la chiusura, entro il 30 aprile, di quei Punti di Primo Intervento che non raggiungono i 6mila accessi all'anno. Praticamente tutti, quindi, compreso quello bitontino, che si fermerebbe a 5825. Il condizionale è d'obbligo, perchè il consigliere regionale di Forza Italia, Domenico Damascelli, ha rivelato che i dati forniti dalla giunta a sostegno dei tagli sarebbero falsi, o quantomeno sballati. «I dati sugli accessi annuali ai Ppi – dice Damascelli - riportati nella Deliberazione di Giunta regionale di questi giorni, non corrispondono al vero: per Bitonto, ad esempio, nel 2017 gli accessi reali sono stati 6.423 a fronte dei 5.825 riportati dalla Giunta. In tutti i comuni i Ppi andrebbero salvaguardati a prescindere dal numero di passaggi registrati, e poi – se davvero si vuole applicare alla lettera il DM 70 – si dovrebbero assicurare prestazioni diagnostiche e specialistiche nei Punti di primo intervento con oltre 6mila accessi annui. Non si può gestire la sanità con la calcolatrice alla mano».

Anche se i dubbi che la "calcolatrice" della Regione sia da revisionare sono abbastanza concreti. Il taglio dei Punti di Primo Intervento infatti produrrà infatti lo spostamento di un fiume di utenti in codice bianco, verde o giallo, che prima venivano gestiti dai Punti di Primo Intervento, verso i Pronto Soccorso dei principali ospedali regionali, in un collo d'imbuto che dovrebbe fare affidamento su strutture già in evidente e aperto collasso. Un caos incontrollato in un settore già animato dalle fisiologiche tensioni delle urgenze che andrebbe incontro a un futuro molto più che incerto.
«Il presidente-assessore alla Sanità – attacca Damascelli - giustifica questo ennesimo taglio appellandosi al DM 70 e al suo Piano di riordino sanitario e, quel che è peggio, si affanna a rassicurare i cittadini che nulla cambierà in termini di assistenza in caso di emergenza-urgenza. Ebbene, Emiliano mente sapendo di mentire, perché la verità è che dal primo maggio, in 39 comuni pugliesi, senza i Ppi destinati allo smantellamento, i cittadini non avranno più un presidio fisso al quale rivolgersi in caso di necessità».


«Ma c'è di più – denuncia il forzista - mentre smantella un altro pezzo vitale dei servizi sanitari di prossimità, Emiliano assicura che si stanno attrezzando e rafforzando i presidi territoriali di assistenza. Una vera beffa! E allora chiedo al governatore-assessore: come riusciranno i Pronto soccorso degli ospedali ancora in piedi, già al collasso, a drenare questo fiume di utenti senza più un presidio fisso nei loro comuni?».
Senza considerare che solo pochi mesi fa la regione aveva investito grosse somme per ristrutturare e attrezzare i Punti di Primo Intervento, come quello di Bitonto, che era stato dotato anche di posti letto per l'osservazione breve, con relativo personale e dotazione strumentale.
«Che senso ha avuto ristrutturare e attrezzare i Ppi, per poi svuotarli e chiuderli? - è il quesito posto da Damascelli - Questo non è uno spreco? Emiliano, piuttosto, tuteli la salute dei pugliesi e si impegni a far bloccare l'efficacia del DM 70/2015 voluto dal Governo Renzi anziché chiedere altri sacrifici alle nostre comunità. Ci opporremo senza se e senza ma alla chiusura dei Ppi che devono restare attivi per garantire ai cittadini un primo intervento rapido, che in alcuni casi può salvare la vita».
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