GIOVANNI DATTOLICO
GIOVANNI DATTOLICO
Cronaca

Morì cadendo da una gru: in tre rinviati a giudizio

Per la morte del bitontino Giovanni D'Attolico a processo il suo titolare, il vecchio proprietario del mezzo e il committente dei lavori

Sono tre le persone rinviate a giudizio nel procedimento aperto per la morte di Giovanni D'Attolico, 73enne operaio di Bitonto morto l'11 giugno del 2015 a Casamassima, durante alcuni lavori edili alla facciata di un appartamento in via Genova.

A deciderlo, nell'udienza preliminare che si è tenuta ieri nel Tribunale di Bari, è stato il gip Ilaria Casu, davanti alla quale si sono presentati i tre indagati per la tragica morte bianca dell'uomo caduto dalla piattaforma elevabile di un camion. Si tratta di C. M., 72 anni, del posto, il committente del fatale intervento, F. C., 46 anni, di Bitonto, l'artigiano autonomo per conto del quale la vittima lavorava e anche, per un reato minore ed M. F., 27 anni, anche lui di Bitonto, il precedente proprietario del mezzo.

I familiari della vittima, che sono assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., e che finora non hanno ottenuto un euro risarcimento, si sono costituiti parte civile nei confronti dei primi due. Tutti e tre gli (ora) imputati non hanno chiesto riti alternativi decidendo di affrontare il dibattimento, che inizierà di fatto nella prossima udienza fissata per il 6 aprile 2021, avanti il giudice Michele Parisi.

«Il tragico incidente – spiegano i legali dei familiari della vittima - è successo alle 10 del mattino, in via Genova. C. M., che abita in loco, dopo aver fatto richiesta all'amministratore di condominio, secondo cui non si trattava di un intervento condominiale, aveva deciso di provvedere personalmente a dei lavori di chiusura di una scossalina che insisteva sopra e a copertura del balcone del suo appartamento, al secondo piano dello stabile. E aveva contattato una ditta che stava operando nella vicina via Lucania, che non conosceva direttamente e di cui non sapeva neppure l'intestazione, come dichiarerà alla polizia municipale di Casamassima: ha concordato il prezzo (250 euro) e il giorno dei lavori, l'11 giugno. Si sono presentati F. C. e D'Attolico, 73, pensionato, che si prestava a dare una mano al suo concittadino come operaio. I due sono saliti su una piattaforma elevabile Antares per il sollevamento di persone montata su un camion e di proprietà di F. C. per raggiungere la quota a cui dovevano operare, ma a causa di uno sbilanciamento del cestello, non essendo assicurati con alcuna imbracatura, sono precipitati al suolo da un'altezza di otto metri. F. C. Ha riportato gravi lesioni per una prognosi superiore ai 30 giorni, ma se l'è cavata». «D'Attolico, invece, non ce l'ha fatta – si legge ancora nella trasposizione dei legali - Trasportato in condizioni disperate all'ospedale di Venere di Carbonara con politraumi vari "da precipitazione" tra cui trauma cranio facciale e toraco addominale con frattura dello sterno, fratture costali multiple, rottura della milza e lesioni epatiche, è spirati dopo un mese di agonia l'11 luglio 2015».

La Procura di Bari ha in seguito aperto un procedimento penale per lesioni personali colpose gravi, a cui poi si è aggiunto anche il reato di omicidio colposo. Stando a quanto riferito dagli avvocati dei familiari della vittima, dalle perizie disposte dagli organi inquirenti, sarebbero emerse «in tutta evidenza le solite, pesanti violazioni alle più banali norme relative alla sicurezza sul lavoro, oltre che degli altri atti d'inchiesta, che il sostituto procuratore, a chiusura delle indagini preliminari, ha chiesto e ora ottenuto il rinvio a giudizio per i tre soggetti iscritti nel registro degli indagati.

In primis C. M., imputato non solo del delitto di omicidio colposo in concorso ma anche di lesioni colpose gravi (cagionate all'altro lavoratore indagato), a cui si contesta di non aver verificato, in qualità di committente, prima di affidare i lavori, l'idoneità tecnico professionale del lavoratore autonomo scelto, con particolare riferimento alla sua iscrizione alla Camera di Commercio, che non esisteva, alla documentazione attestante la conformità delle attrezzature e delle macchine utilizzate, all'elenco dei Dispositivi di Protezione Individuali (Dpi) in dotazione e agli attestati relativi alla formazione».

«A giudizio -si legge ancora nella nota degli avvocati - per il reato di omicidio colposo andrà anche il datore di lavoro, F. C. Il geom. Clary ha effettuato diverse prove concludendo che l'autoveicolo Nissan Cabstar 120 e il ponte mobile sviluppabile per sollevamento persone "Ram Antares" installatovi sopra, seppur tenuti in condizioni di scarsa manutenzione, erano perfettamente funzionali. L'incidente, per il Ctu, è avvenuto a causa di un errore umano consistito nel mancato fissaggio della leva di blocco navicella, cioè del cestello, da parte del proprietario che la manovrava, errore dovuto alla carenza di formazione e addestramento dello stesso, e nel contestuale mancato utilizzo da parte dei due lavoratori dei Dpi quali le imbracature di sicurezza con le funi di trattenuta. Di qui la richiesta di rinvio a giudizio "per non aver sottoposto l'attrezzatura di lavoro a regolare manutenzione", per aver utilizzato "attrezzature di lavoro che richiedono conoscenza e responsabilità particolari in relazione ai loro rischi specifici" senza una "informazione, formazione e addestramento" sul loro impiego, e per aver omesso di usare (e far indossare alla vittima) Dpi di terza categoria"».

Il precedente proprietario del mezzo da lavoro dovrà sostenere il processo per il reato di falso materiale: è accusato di aver "taroccato" e apposto sulla carta di circolazione il (falso) tagliando che comprovava l'avvenuta revisione del mezzo, in realtà mai effettuata».
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