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Lampade votive, la ditta Cuoccio non ci sta: «Legittimi gli avvisi di pagamento emessi fino a consegna degli impianti»

L'azienda critica con l'amministrazione: «Fornita un'immagine distorta della realtà»

Contratto col vecchio gestore delle lampade votive del cimitero interrotto con un colpo di spugna e più nessuna somma da versare all'azienda che se ne occupava. Fine.
Anzi, no, perchè nella vicenda che ha visto l'amministrazione comunale risolvere il contratto con la ditta Cuoccio che da 34 anni gestiva l'illuminazione delle lampade votive dei cimiteri di Bitonto, Mariotto e Palombaio tutto è stato scritto tranne che la parola "fine".
Dopo aver subito l'interruzione anticipata del contratto e la successiva comunicazione trionfale dell'amministrazione alle testate giornalistiche locali di quanto avvenuto, l'azienda ha deciso di spiegare le sue ragioni e fornire la sua versione dell'accaduto.
In particolare il legale della ditta Cuoccio, l'avvocato Michele Coletti, ha voluto chiarire alcuni aspetti «in merito agli articoli apparsi su BitontoTv.it in data 12/03/2018 e in data 23/03/2018, su Dabitonto.it in data 13/03/2018 e in data 23/03/2018, nonché su BitontoViva e Bitontolive.it in data 23/03/2018, afferenti la presunta avvenuta "risoluzione" del contratto di concessione di illuminazione votiva del Cimitero del Comune Capoluogo e Frazioni».

Innanzitutto Coletti, parlando per conto dell'azienda, ha voluto «stigmatizzare il comportamento posto in essere dal Comune di Bitonto, che ancor prima della avvenuta comunicazione e notificazione (ancor oggi non avvenuta), nelle forme di rito, al soggetto interessato, della approvazione di una delibera che sarebbe stata assunta in data 26/02/2018 con cui avrebbe risolto il contratto di concessione in oggetto, ha provveduto a dare notizia del fatto alla stampa locale. L'elemento più sorprendente è che, nonostante l'interessata non abbia ricevuto comunicazione alcuna di detta presunta risoluzione contrattuale, si provveda a diffondere comunicati con cui si invitano i cittadini di Bitonto a non versare i canoni relativi al servizio di illuminazione alla ditta concessionaria. E quel che è più grave, è che, con frasi sibilline, e con affermazioni offensive (affaire Cuoccio) si diffonda tra l'utenza e la collettività tutta, un'immagine distorta della Ditta mia assistita, come di chi si sta comportando in assoluto dispregio delle direttive comunali, ponendo in essere atti illegittimi, pur di incassare canoni non dovuti».

Oltre alla questione sulla "comunicazione" della scelta, l'avvocato tiene a precisare che «contrattualmente il canone di utenza va pagato "annualmente in via anticipata", sicchè, da sempre, le richieste di pagamento sono state emesse entro il 30 gennaio dell'anno di riferimento. Conseguentemente la Ditta mia assistita allorquando ha emesso le richieste di pagamento, per l'anno 2018, era pienamente legittimata a tanto, stante la persistente vigenza del contratto di concessione (che sarebbe stato risolto solo con la delibera del 26/02/2018, delibera per altro non ancora notificata e comunicata). Pertanto gli avvisi di pagamento sono stati emessi in maniera del tutto legittima e, ad ogni buon conto, la Ditta Cuoccio ha il pieno diritto di incassare i corrispettivi relativi alle utenze maturate fino al momento in cui avverrà la consegna degli impianti al Comune di Bitonto. È, quindi, del tutto inopportuna la diffusione di comunicati che, non tenendo conto delle citate clausole, generano confusione tra gli utenti e procurano alla Ditta Cuoccio ulteriori danni, in considerazione anche del fatto che parte consistente dei bollettini di pagamento si riferisce a morosità pregresse. È di tutta evidenza che tali atteggiamenti, da chiunque posti in essere, in quanto gravemente lesivi dell'immagine e della dignità della Ditta Cuoccio, non potranno che comportare, se se ne ravviseranno i presupposti, i dovuti rimedi risarcitori».

Il Comune, dunque, rischia un lungo contenzioso con l'azienda uscente, oltre al risarcimento dei danni d'immagine eventualmente accertati dalla magistratura competente. A confermarlo è proprio il legale dell'azienda, secondo cui «la lesione dell'immagine della Ditta Cuoccio è avvenuta anche nel modo attraverso il quale si è provveduto a diffondere la notizia, dal momento che non ci si è limitati solo a comunicare la presunta avvenuta risoluzione contrattuale (come un normale esercizio del diritto di cronaca avrebbe suggerito) ma, in modo del tutto inopportuno ed arbitrario, si è voluto aggiungere, a caratteri cubitali, che le motivazioni di tale assunta risoluzione fossero addebitabili a "gravi inadempienze" della Ditta Cuoccio. Sul punto, precisato che non è nostro costume discutere di contenziosi giudiziari in via mediatica, bensì solo e soltanto nelle sedi proprie, vogliamo solo sommessamente precisare che, soltanto il Magistrato, a seguito di istruttoria processuale, può e potrà evidenziare l'esistenza o meno di inadempienze idonee a giustificare una risoluzione contrattuale, e non già un funzionario comunale e ancor meno gli estensori degli articoli apparsi sui network locali. A riguardo, appare opportuno rammentare, all'estensore dell'articolo apparso sul "da Bitonto" on line, in data 13/03/2018, che evidentemente non ha letto con la dovuta attenzione gli atti ai quali ha avuto accesso, che la proroga contrattuale della concessione in oggetto, avvenuta nell'anno 2000, giusta atto del 29/04/2000, ebbe a presupposto la legittima applicazione dell'art. 9 del Capitolato, in virtù del quale, nella ipotesi di ampliamento del Cimitero, mentre la Ditta Cuoccio aveva l'obbligo di ampliare a proprie cure e spese l'impianto di illuminazione votiva, il Comune di Bitonto, a titolo di corrispettivo per tale servizio reso alla collettività, aveva il dovere di consentire al concessionario di poter richiedere i canoni di fornitura del servizio al fine di ammortizzare i relativi costi supportati che, è bene precisare, ammontavano a centinaia di migliaia di euro; il tutto in ossequio a quella che è la ratio e il presupposto del contratto di concessione. Da ultimo è anche il caso di precisare che la proroga dell'anno 2000, oltre ad essere stata formalmente e legittimamente approvata e consacrata in apposito atto, si giovò dell'istruttoria e dell'approvazione tecnica dei funzionari dell'epoca, Ing. Beniamino Spera e Dott. Francesco De Santis, le cui doti di perizia professionale ed istituzionale sono ben note».

«Contrariamente a quanto si pensa (o meglio a quanto si fa pensare) – si legge ancora nella nota di Coletti - la Ditta mia assistita si è sempre mossa nel rispetto del contratto in essere e ha sempre significato piena disponibilità a discutere dell'interpretazione e dell'applicazione del medesimo, precisando che (sempre a titolo di cronaca e con il dovuto rispetto per gli accertamenti a farsi) anche la Ditta Cuoccio vanterebbe dei crediti nei confronti del Comune che, solo per spirito conciliativo, ad oggi, non ha ancora azionato. Anche per questo ho sempre consigliato e continuerò a consigliare ad entrambe le parti una maggiore prudenza ed una auspicata prevalenza di intenti conciliativi, senza lasciarsi trascinare in comportamenti non costruttivi e sicuramente dannosi per gli utenti».
«Non posso non sottolineare - conclude il legale dell'azienda - che sono rimasto molto sorpreso dal fatto che una situazione contrattuale ormai prossima all'epilogo (la proroga concessa sarebbe scaduta naturalmente nel febbraio 2019), per finalità che allo stato non si comprendono, sia stata risolta traumaticamente in via anticipata, ponendo in essere un inspiegabile ed immotivato atteggiamento muscolare, foriero solo di un contenzioso giudiziario "dagli sviluppi imprevedibili" che sicuramente non arrecherà vantaggi alla collettività».
  • Giunta Abbaticchio
  • Cimitero
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