
Cultura, Eventi e Spettacolo
Da Parigi a Bitonto: studiose francesi sulle tracce dei tesori della necropoli di via Traiana
Due docenti dell'Università di Parigi Nanterre, una ricercatrice e una disegnatrice hanno fatto tappa al museo archeologico «De Palo-Ungaro»
Bitonto - sabato 31 ottobre 2026
Quattro studiose francesi sono arrivate a Bitonto per ritrovare, all'interno dell'affascinante museo archeologico «De Palo-Ungaro», le tracce di un viaggio compiuto oltre due secoli fa. Non una semplice visita, ma una tappa di una ricerca internazionale che parte da Parigi e attraversa la Puglia, sulle orme di Dominique-Vivant Denon e dei vasi antichi che nel 1785 lasciarono l'Italia per entrare nelle collezioni d'oltralpe.
Claude Pouzadoux ed Évelyne Prioux, professoresse dell'Università di Parigi Nanterre, la ricercatrice Marlène Nazarian-Trochet e la disegnatrice Rozenn Douaud hanno raggiunto il museo di via Mazzini proprio per approfondire la storia di alcuni reperti della necropoli di via Traiana, in particolare vasi decorati con figure femminili riconducibili al cosiddetto Pittore di Sèvres. Ad accompagnarle nelle sale espositive è stato il professor Nicola Pice, che ha raccontato sui social i dettagli di un incontro rivelatosi importante per il patrimonio archeologico cittadino.
Le ricercatrici si sono soffermate in particolare sulle testimonianze della società peuceta, cercando di leggere attraverso gli oggetti esposti aspetti della vita quotidiana: le abitazioni, le consuetudini alimentari, la cultura materiale e le pratiche funerarie. Ma è stata l'ultima teca a catalizzare la loro attenzione. Qui è custodito il corredo di una donna appartenente a una classe sociale emergente: un insieme di oggetti che racconta non soltanto il rituale funerario, ma anche il gusto e il prestigio di un'epoca.
Pice ha mostrato alle ospiti le immagini delle fasi di scavo, soffermandosi su una particolarità del rinvenimento: alcuni reperti erano stati trovati sospesi alle pareti della sepoltura, sostenuti da chiodi di ferro, mentre altri erano disposti sul fondo. Tra gli oggetti più significativi, i vasi a figure rosse decorati con volti femminili di profilo, riconducibili alla produzione del cosiddetto Pittore di Sèvres, personalità artistica individuata dagli studi di Alexander Dale Trendall.
Una figura riconoscibile per alcuni tratti distintivi, come la particolare resa degli occhi e l'attenzione riservata ai dettagli degli ornamenti, dagli orecchini alle cuffie che raccolgono i capelli. È stato proprio davanti a questi reperti che è arrivata la rivelazione delle visitatrici. «Siamo venute al vostro museo per questi reperti», hanno spiegato, dando così un significato del tutto nuovo alla loro presenza a Bitonto.
Le quattro visitatrici, infatti, fanno parte della missione «Dominique-Vivant Denon», nata per ricostruire i legami tra le collezioni del Musée national de céramique di Sèvres e i luoghi italiani attraversati, nel 1785, dal giovane Dominique-Vivant Denon. Quest'ultimo, incaricato da Jean-Benjamin de Laborde e dall'abate Jean-Claude Richard de Saint-Non, aveva partecipato a una spedizione di disegnatori impegnata nella documentazione del territorio e delle sue testimonianze artistiche e archeologiche.
Da quell'esperienza sarebbe nato il celebre «Voyage pittoresque», opera destinata a lasciare una traccia importante nella conoscenza e nella rappresentazione dell'Italia del Settecento. Durante il viaggio Denon raccolse e portò con sé oltre cinquecento vasi antichi provenienti dall'Italia, successivamente confluiti nelle collezioni francesi. È proprio su quella vicenda che si concentra oggi il progetto di ricerca ACuTe, acronimo di «Antiquity in a Cup of Tea», al quale partecipano le quattro studiose.
L'obiettivo è approfondire la presenza dell'antichità nelle collezioni ceramiche di Sèvres e, soprattutto, ricostruire per quanto possibile l'itinerario pugliese della spedizione settecentesca. Un lavoro che passa attraverso l'individuazione dei siti archeologici visitati, delle possibili aree di provenienza dei reperti e dei luoghi in cui, nelle vicinanze degli insediamenti antichi, potevano essere acquistati o commercializzati i vasi.
La ricerca non si limita dunque a ricomporre una mappa geografica. Punta anche a comprendere in che modo l'arte antica abbia influenzato la produzione dei ceramisti della manifattura di Sèvres tra il XVIII e il XIX secolo, contribuendo a definire forme, decorazioni e soluzioni artistiche. Studiare il percorso di Denon significa, in questa prospettiva, risalire alle origini di alcuni oggetti oggi conservati nelle raccolte francesi e ricostruire, almeno in parte, i contesti archeologici dai quali furono sottratti o acquisiti. In questo itinerario di ricerca, dunque, Bitonto occupa un posto tutt'altro che marginale.
I corredi della necropoli di via Traiana, e in particolare i vasi attribuiti al Pittore di Sèvres, rappresentano una testimonianza preziosa per mettere in relazione le produzioni ceramiche apule con le collezioni d'oltralpe. La visita delle quattro studiose restituisce, così, al museo cittadino una funzione che supera i confini della conservazione e dell'esposizione: quella di luogo di studio, confronto e produzione di nuova conoscenza. E dimostra come reperti custoditi a pochi passi dalla quotidianità di una comunità possano diventare tasselli fondamentali per ricostruire storie che attraversano secoli e Paesi. «E qui Bitonto fa anche la sua parte», ha concluso Pice. Una parte che, questa volta, arriva fino a Parigi.
Claude Pouzadoux ed Évelyne Prioux, professoresse dell'Università di Parigi Nanterre, la ricercatrice Marlène Nazarian-Trochet e la disegnatrice Rozenn Douaud hanno raggiunto il museo di via Mazzini proprio per approfondire la storia di alcuni reperti della necropoli di via Traiana, in particolare vasi decorati con figure femminili riconducibili al cosiddetto Pittore di Sèvres. Ad accompagnarle nelle sale espositive è stato il professor Nicola Pice, che ha raccontato sui social i dettagli di un incontro rivelatosi importante per il patrimonio archeologico cittadino.
Le ricercatrici si sono soffermate in particolare sulle testimonianze della società peuceta, cercando di leggere attraverso gli oggetti esposti aspetti della vita quotidiana: le abitazioni, le consuetudini alimentari, la cultura materiale e le pratiche funerarie. Ma è stata l'ultima teca a catalizzare la loro attenzione. Qui è custodito il corredo di una donna appartenente a una classe sociale emergente: un insieme di oggetti che racconta non soltanto il rituale funerario, ma anche il gusto e il prestigio di un'epoca.
Pice ha mostrato alle ospiti le immagini delle fasi di scavo, soffermandosi su una particolarità del rinvenimento: alcuni reperti erano stati trovati sospesi alle pareti della sepoltura, sostenuti da chiodi di ferro, mentre altri erano disposti sul fondo. Tra gli oggetti più significativi, i vasi a figure rosse decorati con volti femminili di profilo, riconducibili alla produzione del cosiddetto Pittore di Sèvres, personalità artistica individuata dagli studi di Alexander Dale Trendall.
Una figura riconoscibile per alcuni tratti distintivi, come la particolare resa degli occhi e l'attenzione riservata ai dettagli degli ornamenti, dagli orecchini alle cuffie che raccolgono i capelli. È stato proprio davanti a questi reperti che è arrivata la rivelazione delle visitatrici. «Siamo venute al vostro museo per questi reperti», hanno spiegato, dando così un significato del tutto nuovo alla loro presenza a Bitonto.
Le quattro visitatrici, infatti, fanno parte della missione «Dominique-Vivant Denon», nata per ricostruire i legami tra le collezioni del Musée national de céramique di Sèvres e i luoghi italiani attraversati, nel 1785, dal giovane Dominique-Vivant Denon. Quest'ultimo, incaricato da Jean-Benjamin de Laborde e dall'abate Jean-Claude Richard de Saint-Non, aveva partecipato a una spedizione di disegnatori impegnata nella documentazione del territorio e delle sue testimonianze artistiche e archeologiche.
Da quell'esperienza sarebbe nato il celebre «Voyage pittoresque», opera destinata a lasciare una traccia importante nella conoscenza e nella rappresentazione dell'Italia del Settecento. Durante il viaggio Denon raccolse e portò con sé oltre cinquecento vasi antichi provenienti dall'Italia, successivamente confluiti nelle collezioni francesi. È proprio su quella vicenda che si concentra oggi il progetto di ricerca ACuTe, acronimo di «Antiquity in a Cup of Tea», al quale partecipano le quattro studiose.
L'obiettivo è approfondire la presenza dell'antichità nelle collezioni ceramiche di Sèvres e, soprattutto, ricostruire per quanto possibile l'itinerario pugliese della spedizione settecentesca. Un lavoro che passa attraverso l'individuazione dei siti archeologici visitati, delle possibili aree di provenienza dei reperti e dei luoghi in cui, nelle vicinanze degli insediamenti antichi, potevano essere acquistati o commercializzati i vasi.
La ricerca non si limita dunque a ricomporre una mappa geografica. Punta anche a comprendere in che modo l'arte antica abbia influenzato la produzione dei ceramisti della manifattura di Sèvres tra il XVIII e il XIX secolo, contribuendo a definire forme, decorazioni e soluzioni artistiche. Studiare il percorso di Denon significa, in questa prospettiva, risalire alle origini di alcuni oggetti oggi conservati nelle raccolte francesi e ricostruire, almeno in parte, i contesti archeologici dai quali furono sottratti o acquisiti. In questo itinerario di ricerca, dunque, Bitonto occupa un posto tutt'altro che marginale.
I corredi della necropoli di via Traiana, e in particolare i vasi attribuiti al Pittore di Sèvres, rappresentano una testimonianza preziosa per mettere in relazione le produzioni ceramiche apule con le collezioni d'oltralpe. La visita delle quattro studiose restituisce, così, al museo cittadino una funzione che supera i confini della conservazione e dell'esposizione: quella di luogo di studio, confronto e produzione di nuova conoscenza. E dimostra come reperti custoditi a pochi passi dalla quotidianità di una comunità possano diventare tasselli fondamentali per ricostruire storie che attraversano secoli e Paesi. «E qui Bitonto fa anche la sua parte», ha concluso Pice. Una parte che, questa volta, arriva fino a Parigi.

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