Caso Polizia Locale, Mangini: «Nessuna discriminazione, solo linguaggio tecnico da rivedere»

La replica dell'assessore alla Comunicazione istituzionale alla nota di Sinistra Italiana

mercoledì 6 maggio 2026
A cura di Massimiliano Dilettuso
Non si fa attendere la risposta dell'assessore alla Comunicazione istituzionale, Rino Mangini, dopo le critiche mosse da Sinistra Italiana Bitonto in merito a un post pubblicato sulla pagina social della Polizia Locale. Al centro del dibattito, come noto, un messaggio relativo a un intervento di soccorso nei confronti di una persona in difficoltà, definita nel testo come «soggetto straniero». Una formula che il partito aveva giudicato inopportuna e potenzialmente stigmatizzante.

Mangini, chiamato direttamente in causa, ricostruisce innanzitutto la vicenda chiarendo il contesto dell'intervento: «Con un messaggio breve e molto "tecnico" si informa la cittadinanza che è stato eseguito con successo un intervento di soccorso nei confronti di una persona in difficoltà. Questo è il cuore del messaggio». L'assessore respinge le accuse di contenuti discriminatori, invitando a una lettura più ampia della situazione: «Sono convinto che non si possa fare sempre politica di attacco, senza considerare il contesto in cui avvengono certi fatti».

Dopo essere stato informato della polemica, Mangini spiega di aver contattato il Comandante della Polizia Locale per approfondire quanto accaduto. «Mi è stato riferito che la Polizia Locale è stata allertata dal 112 per la scomparsa di un uomo. La pattuglia è intervenuta prontamente, ha ritrovato l'uomo, smarrito e impaurito, e lo ha accompagnato a casa dai familiari».

Un intervento, dunque, conclusosi positivamente e che, secondo l'assessore, rappresenta «una parte del lavoro quotidiano e spesso "oscuro" che le donne e gli uomini della Polizia Locale svolgono con dedizione». Sulla forma del messaggio, però, Mangini non si sottrae a una valutazione critica: «Si poteva scrivere meglio? Indubbiamente. La forma è rivedibile». Tuttavia, respinge con decisione l'idea di un intento discriminatorio: «Non ci vedo nulla di marcio. Né una volontà di etichettare gli stranieri, né quella di dividere tra noi e loro».

Secondo l'assessore, l'espressione contestata va letta alla luce del linguaggio tipico delle relazioni di servizio: «Nel post mi sembra di leggere la forma sintattica dei verbali delle forze dell'ordine. È il tipico linguaggio scarno e impersonale delle relazioni tecniche».

Un elemento che, però, richiede un adattamento quando si comunica sui canali pubblici: «Ovviamente nella comunicazione pubblica le cose cambiano. Ma chi ha scritto il post fa il vigile, non il giornalista o l'editor dei social».

Mangini invita quindi a ridimensionare la vicenda: «Penso che si possa derubricare la questione come un piccolo inciampo semantico in buona fede», ribadendo come il dato centrale resti l'esito positivo dell'intervento. Infine, l'impegno per il futuro: «Sarà nostra premura sollecitare maggiore cura nella scelta delle parole per chi utilizza gli strumenti social istituzionali».

La replica dell'assessore chiude – almeno per il momento – una polemica che ha riacceso il confronto sul delicato equilibrio tra linguaggio tecnico e comunicazione istituzionale.