
Cronaca
Ricettazione e incendi dolosi: sette imputati, tra loro un brigadiere dell'Arma
L'imputato principale è Antonio Rizzi, titolare di un bar. Coinvolto un militare, Vincenzo Ciaccia, indagato anche in un’altra inchiesta per tentata estorsione
Bitonto - giovedì 12 febbraio 2026
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Tre incendi dolosi (uno aggravato dal metodo mafioso), ricettazione, riciclaggio, frode assicurativa, favoreggiamento personale e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Sono i reati contestati a vario titolo dall'Antimafia di Bari a 7 persone, fra cui un brigadiere dell'Arma. I fatti si riferiscono agli anni 2015-2017.
L'imputato principale è il 59enne Antonio Rizzi, custode giudiziario, impegnato nell'attività di recupero dei mezzi col carro attrezzi e titolare di un bar. Il brigadiere coinvolto, Vincenzo Ciaccia, sospeso per dei procedimenti penali, è accusato di ricettazione per aver ricevuto parti di un'auto rubata, averli rimontati su un'altra di sua proprietà, poi venduta ad un ignaro acquirente e sequestrata. Il militare è attualmente indagato anche in un'altra inchiesta per il reato di tentata estorsione.
Rizzi è considerato dal pubblico ministero antimafia Fabio Buquicchio il mandante di tre incendi dolosi ordinati per eliminare la concorrenza a Bitonto. Il primo è del 2 dicembre 2015. Secondo l'accusa, a dare fuoco sarebbe stato il nipote 38enne Tommaso Rizzi, che avrebbe minacciato i titolari dell'officina «al solo fine di imporsi sul mercato del recupero mezzi». Dopo aver mostrato una pistola, Rizzi avrebbe detto: «Mettetevelo in testa, questo mestiere qua lo devo fare solo io».
Gli altri due incendi, attribuiti sempre a Rizzi, riguardano il bar La Boteguita, colpito il 16 aprile ed il 20 luglio 2017. Per gli inquirenti, l'obiettivo era concentrare la clientela nel bar Gotha di Rizzi. Nel secondo episodio, l'uomo avrebbe sfondato la saracinesca con una Fiat 500 versato benzina ed, infine, dato fuoco al locale.
L'imputato principale è il 59enne Antonio Rizzi, custode giudiziario, impegnato nell'attività di recupero dei mezzi col carro attrezzi e titolare di un bar. Il brigadiere coinvolto, Vincenzo Ciaccia, sospeso per dei procedimenti penali, è accusato di ricettazione per aver ricevuto parti di un'auto rubata, averli rimontati su un'altra di sua proprietà, poi venduta ad un ignaro acquirente e sequestrata. Il militare è attualmente indagato anche in un'altra inchiesta per il reato di tentata estorsione.
Rizzi è considerato dal pubblico ministero antimafia Fabio Buquicchio il mandante di tre incendi dolosi ordinati per eliminare la concorrenza a Bitonto. Il primo è del 2 dicembre 2015. Secondo l'accusa, a dare fuoco sarebbe stato il nipote 38enne Tommaso Rizzi, che avrebbe minacciato i titolari dell'officina «al solo fine di imporsi sul mercato del recupero mezzi». Dopo aver mostrato una pistola, Rizzi avrebbe detto: «Mettetevelo in testa, questo mestiere qua lo devo fare solo io».
Gli altri due incendi, attribuiti sempre a Rizzi, riguardano il bar La Boteguita, colpito il 16 aprile ed il 20 luglio 2017. Per gli inquirenti, l'obiettivo era concentrare la clientela nel bar Gotha di Rizzi. Nel secondo episodio, l'uomo avrebbe sfondato la saracinesca con una Fiat 500 versato benzina ed, infine, dato fuoco al locale.


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