
Politica
Crisi maggioranza, Damascelli: «A Bitonto fiera dell'ipocrisia»
Durissima nota del leader del centrodestra cittadino
Bitonto - martedì 10 marzo 2026
«A Bitonto stiamo assistendo alla fiera dell'ipocrisia di una classe dirigente di centrosinistra che continua a malgovernare la città. Pensavamo di aver visto il peggio. Invece, scopriamo ogni giorno che non c'è limite al peggio del peggio. La giunta è stata azzerata da quasi una settimana, a seguito di una crisi politico-amministrativa che si trascina da tempo, figlia non di una visione per la città, ma esclusivamente di logiche di spartizione del potere e di tornaconti personali, come loro stessi ammettono candidamente quando parlano di "equilibri interni", che altro non sono che logiche spartitorie».
Lo asserisce il consigliere comunale di Fratelli d'Italia, Domenico Damascelli, leader di fatto del centrodestra cittadino e che in tanti, in quell'area politica, rivorrebbero come candidato sindaco alle amministrative del 2027.
«Nel frattempo - continua Damascelli - leggiamo dichiarazioni di attuali ed ex amministratori comunali che definire ridicole è poco: parole che offendono l'intelligenza dei cittadini e che finiscono per trascinare nel baratro l'immagine e la storia della nostra città, che non merita di essere governata da personaggi indegni di tali ruoli pubblici.
Leggiamo parole come "slancio amministrativo".
Dopo quattro anni di malgoverno di questa amministrazione e i dieci precedenti, siamo ancora a parlare di slancio per l'ultimo anno di mandato? E, poi, c'è chi muove i fili dietro le quinte, regista occulto, che, conoscendo il disgusto dei cittadini rispetto a questa indecente gestione politica, fa dichiarazioni in cui si dice totalmente estraneo agli eventi, arrivando a minacciare di denunciare i giornalisti, se solo si permettono di citarlo. La verità è che la città non merita tutto questo».
L'esponente di Fratelli d'Italia insiste: «Mentre loro litigano per le poltrone e il potere, la città è letteralmente allo sbando, il degrado sociale aumenta, i cantieri sono bloccati, gli uffici comunali sono in affanno. Si pensi al rilascio con contagocce dei libretti per il carburante agricolo agli agricoltori, all'ufficio anagrafe ridotto all'osso perché oggi occorre attendere cinque mesi per ottenere una carta d'identità, a causa della mancanza di personale e di risorse umane numericamente insufficienti rispetto alle richieste che dai cittadini arrivano al servizio.
E, mentre persino i più elementari servizi pubblici arrancano, il centrosinistra continua a litigare per dividersi tutto fino all'ultimo lembo di camicia».
Secondo Damascelli «la Giunta comunale, l'organo esecutivo di governo del Comune di Bitonto, è diventata soltanto un'opportunità per rispondere a interessi individuali, tornaconti personali, piuttosto che ai bisogni della città. E, addirittura, diventa un ammortizzatore sociale per chi non ha né arte né parte.
Incarichi e affidamenti diretti agli amici degli amici, a società amministrate da assessori che hanno ricevuto affidamenti diretti dal Comune che amministrano, consulenze e incarichi affidati a professionisti vicini a politici locali, prebende date extramoenia a uomini dello staff del sindaco del capoluogo e vicini ai vertici della presidenza della Regione. Questo - è la sottolineatura amara - è lo scempio politico che si sta consumando a Bitonto».
Una città che oggettivamente ha una serie di problemi irrisolti: dalla delinquenza dilagante (non è compito diretto degli amministratori, ma il problema continua ad angosciare buona parte della popolazione), alla mancanza di un apparato amministrativo che possa guidare alcune fasi critiche (non ci sono dirigenti). E poi vi sono opere pubbliche in itinere di grande importanza che non si sa se saranno concluse nei tempi di legge previsti per i sovvenzionamenti ricevuti.
«Intanto - continua Damascelli - i problemi veri restano tutti: la precarietà dei servizi sanitari sul territorio con i cittadini delle frazioni che in alcuni casi non hanno a disposizione il medico di famiglia; i cantieri del PNRR da completare entro il 30 giugno con il concreto rischio di perdere finanziamenti; un bilancio di previsione per l'anno 2026 che andava approvato entro il 31 dicembre 2025 e della cui convocazione della seduta consiliare per approvarlo, seppure con ritardo, non viene nemmeno l'ombra. Ma tutto questo non interessa a chi amministra la città in tutt'altre faccende affaccendato, perennemente incerti su chi deve avere di più, chi deve comandare di più, chi deve gestire di più».
Damascelli non si sottrae infine ad alcune considerazioni che lo riguardano. Se lui fosse stato nei panni di Francesco Paolo Ricci, se in quel giugno 2022 avesse vinto lui, come si sarebbe comportato in una situazione simile?
Questa la sua risposta: «Cosa avrei fatto, se fossi stato Sindaco? Innanzitutto, avrei evitato di far perdere autorevolezza alla città, non avrei mai barattato con nessuno la mia dignità, avrei dato un segnale molto forte a chi pensa di svolgere ruoli pubblici non per il bene comune, ma per ricevere prebende e incarichi, e avrei rimesso il mio mandato a chi me lo ha conferito: i cittadini».
Lo asserisce il consigliere comunale di Fratelli d'Italia, Domenico Damascelli, leader di fatto del centrodestra cittadino e che in tanti, in quell'area politica, rivorrebbero come candidato sindaco alle amministrative del 2027.
«Nel frattempo - continua Damascelli - leggiamo dichiarazioni di attuali ed ex amministratori comunali che definire ridicole è poco: parole che offendono l'intelligenza dei cittadini e che finiscono per trascinare nel baratro l'immagine e la storia della nostra città, che non merita di essere governata da personaggi indegni di tali ruoli pubblici.
Leggiamo parole come "slancio amministrativo".
Dopo quattro anni di malgoverno di questa amministrazione e i dieci precedenti, siamo ancora a parlare di slancio per l'ultimo anno di mandato? E, poi, c'è chi muove i fili dietro le quinte, regista occulto, che, conoscendo il disgusto dei cittadini rispetto a questa indecente gestione politica, fa dichiarazioni in cui si dice totalmente estraneo agli eventi, arrivando a minacciare di denunciare i giornalisti, se solo si permettono di citarlo. La verità è che la città non merita tutto questo».
L'esponente di Fratelli d'Italia insiste: «Mentre loro litigano per le poltrone e il potere, la città è letteralmente allo sbando, il degrado sociale aumenta, i cantieri sono bloccati, gli uffici comunali sono in affanno. Si pensi al rilascio con contagocce dei libretti per il carburante agricolo agli agricoltori, all'ufficio anagrafe ridotto all'osso perché oggi occorre attendere cinque mesi per ottenere una carta d'identità, a causa della mancanza di personale e di risorse umane numericamente insufficienti rispetto alle richieste che dai cittadini arrivano al servizio.
E, mentre persino i più elementari servizi pubblici arrancano, il centrosinistra continua a litigare per dividersi tutto fino all'ultimo lembo di camicia».
Secondo Damascelli «la Giunta comunale, l'organo esecutivo di governo del Comune di Bitonto, è diventata soltanto un'opportunità per rispondere a interessi individuali, tornaconti personali, piuttosto che ai bisogni della città. E, addirittura, diventa un ammortizzatore sociale per chi non ha né arte né parte.
Incarichi e affidamenti diretti agli amici degli amici, a società amministrate da assessori che hanno ricevuto affidamenti diretti dal Comune che amministrano, consulenze e incarichi affidati a professionisti vicini a politici locali, prebende date extramoenia a uomini dello staff del sindaco del capoluogo e vicini ai vertici della presidenza della Regione. Questo - è la sottolineatura amara - è lo scempio politico che si sta consumando a Bitonto».
Una città che oggettivamente ha una serie di problemi irrisolti: dalla delinquenza dilagante (non è compito diretto degli amministratori, ma il problema continua ad angosciare buona parte della popolazione), alla mancanza di un apparato amministrativo che possa guidare alcune fasi critiche (non ci sono dirigenti). E poi vi sono opere pubbliche in itinere di grande importanza che non si sa se saranno concluse nei tempi di legge previsti per i sovvenzionamenti ricevuti.
«Intanto - continua Damascelli - i problemi veri restano tutti: la precarietà dei servizi sanitari sul territorio con i cittadini delle frazioni che in alcuni casi non hanno a disposizione il medico di famiglia; i cantieri del PNRR da completare entro il 30 giugno con il concreto rischio di perdere finanziamenti; un bilancio di previsione per l'anno 2026 che andava approvato entro il 31 dicembre 2025 e della cui convocazione della seduta consiliare per approvarlo, seppure con ritardo, non viene nemmeno l'ombra. Ma tutto questo non interessa a chi amministra la città in tutt'altre faccende affaccendato, perennemente incerti su chi deve avere di più, chi deve comandare di più, chi deve gestire di più».
Damascelli non si sottrae infine ad alcune considerazioni che lo riguardano. Se lui fosse stato nei panni di Francesco Paolo Ricci, se in quel giugno 2022 avesse vinto lui, come si sarebbe comportato in una situazione simile?
Questa la sua risposta: «Cosa avrei fatto, se fossi stato Sindaco? Innanzitutto, avrei evitato di far perdere autorevolezza alla città, non avrei mai barattato con nessuno la mia dignità, avrei dato un segnale molto forte a chi pensa di svolgere ruoli pubblici non per il bene comune, ma per ricevere prebende e incarichi, e avrei rimesso il mio mandato a chi me lo ha conferito: i cittadini».


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