
Religioni
Bitonto e i Santi Medici: un legame profondo che attraversa la storia
Dalle prime testimonianze del '300 al reliquiario attestato dal 1572, il culto di Cosma e Damiano è diventato parte dell’identità cittadina
Bitonto - venerdì 16 ottobre 2026
Ci sono tradizioni che il tempo non riesce a scalfire. A Bitonto, il culto dei Santi Medici Cosma e Damiano è una di queste. Ogni terza domenica d'ottobre, la città si trasforma in un'ambita meta di pellegrinaggio. Le strade si riempiono di fedeli, le preghiere accompagnano il passaggio delle sacre immagini e decine di migliaia di persone rinnovano un legame che attraversa i secoli. Non è soltanto una festa religiosa: è una storia collettiva, intrecciata alla memoria e all'identità della comunità bitontina.
Le radici di questa devozione sono antiche. Cosma e Damiano, con ogni probabilità fratelli vissuti nel III secolo d.C., sono ricordati dalla tradizione cristiana come medici capaci di curare i malati senza chiedere compensi. Da qui l'appellativo di anàrgiri, dal greco anargyroi, cioè «senza argento». La loro fede li avrebbe condotti al martirio durante le persecuzioni dell'imperatore Diocleziano.
A Bitonto, le prime testimonianze del culto risalgono al XIV secolo. A documentarne la lunga storia sono opere d'arte e luoghi di preghiera che ancora oggi raccontano la profondità del rapporto tra la città e i due santi. Tra le testimonianze più significative figurano un dipinto trecentesco, un tempo collocato nella chiesa di San Leucio Vecchio e oggi custodito al Museo Diocesano, e un bassorilievo in pietra che raffigura i santi insieme ad alcuni devoti in preghiera, conservato nella cripta della Basilica a loro dedicata.
Nel cuore del centro antico sorse anche una chiesa destinata al culto dei due martiri, nei pressi di San Giorgio, nel cuore del centro antico. L'edificio rimase aperto fino al 1631 e custodì le prime statue in pietra policroma dei Santi Medici, oggi visibili al Museo Diocesano. Con la sua chiusura, la devozione trovò spazio nell'antico edificio dedicato a Cosma e Damiano, adiacente alla parrocchia di San Giorgio. Un luogo che conserva ancora un forte valore simbolico e davanti al quale la processione continua a fermarsi per un momento di preghiera.
Un ruolo centrale nella storia del culto bitontino è legato alle reliquie dei due santi. La loro presenza in città è attestata almeno dal 1572, quando il vescovo Cornelio Musso, durante una visita pastorale, menzionò un reliquiario contenente ossa dei martiri nella chiesa dei Santi Medici, allora vicina a San Giorgio.
L'attuale reliquiario, realizzato in argento, risale invece all'Ottocento. Fu donato nel 1877 come ex voto da Geronimo Rogadeo e Maria Sylos, esponenti di due importanti e influenti famiglie bitontine. Ha la forma di un braccio con la mano benedicente e custodisce, attraverso due finestrelle, alcune parti dell'avambraccio di Cosma e Damiano. Secondo una ricostruzione dello studioso Nicola Pice, l'opera potrebbe essere stata realizzata a Napoli, forse dall'artigiano Gennaro Panne.
Oggi il reliquiario è custodito nella Basilica-Santuario dei Santi Medici, inaugurata nel 1973 dopo quindici anni di lavori. La nuova chiesa rispose all'esigenza di accogliere un numero sempre più alto di pellegrini, e divenne il centro della devozione cittadina. Qui, nella terza domenica di ottobre, al termine della festa esterna, si rinnova anche il rito del "bacio delle reliquie". I fedeli, infatti, si mettono in fila per avvicinarsi al reliquiario e affidare ai santi speranze, sofferenze e preghiere. Un gesto semplice, ma carico di significato: il contatto simbolico con una presenza sacra che, per tanti, rappresenta conforto e protezione.
Accanto alle reliquie, sono le statue dei Santi Medici a rappresentare uno degli elementi più caratteristici della devozione bitontina. Conosciute come i «Giganti», le due immagini raffigurano Cosma e Damiano in giovane età e risalgono alla prima metà del Settecento. Per molti bitontini non sono soltanto opere di arte sacra: sono immagini familiari, riconoscibili, che accompagnano la vita religiosa della città e ne scandiscono i momenti più sentiti.
Attorno a queste statue si è consolidata una parte importante della tradizione popolare. Nel corso del tempo, numerosi devoti hanno raccontato di aver ricevuto grazie o di essere guariti da malattie dopo aver sognato i Santi Medici con le sembianze delle effigi venerate a Bitonto. Altri riferiscono di averli sognati mentre indicavano proprio la città come luogo in cui recarsi per rendergli omaggio.
Sono testimonianze di fede, tramandate da una generazione all'altra, che contribuiscono a spiegare perché la devozione abbia superato da tempo i confini locali. I racconti dei miracoli attribuiti ai santi, insieme alla presenza delle reliquie, hanno alimentato la fama del santuario e attirato pellegrini da numerosi centri della Puglia e da altre aree del Mezzogiorno.
L'arrivo dei fedeli non è soltanto un fenomeno legato al giorno della festa. Per molti, il pellegrinaggio rappresenta un appuntamento personale, il compimento di una promessa o un modo per ringraziare.
C'è chi affronta il viaggio per chiedere una grazia, chi torna dopo averla ricevuta e chi accompagna familiari e amici. Ogni percorso racchiude una storia diversa, ma tutte confluiscono nello stesso luogo: la Basilica dei Santi Medici di Bitonto. La terza domenica di ottobre è il momento in cui questo legame diventa più visibile. La processione attraversa le strade cittadine e richiama una folla composta da persone di età e provenienze differenti. Alcuni portano pesanti ceri votivi, altri partecipano scalzi, mentre i canti popolari accompagnano il cammino delle immagini sacre. La festa si trasforma così in un rito collettivo, nel quale la dimensione religiosa si intreccia con quella sociale e culturale.
A colpire è soprattutto la partecipazione dei giovani. La loro presenza dimostra che il culto non appartiene soltanto alla memoria degli anziani o a un passato da conservare. Continua a coinvolgere nuove generazioni, che scelgono di prendere parte alla processione e di condividere un appuntamento profondamente radicato nella vita della città. È un dato significativo in un periodo in cui, in molti territori, le feste patronali e alcune tradizioni religiose registrano segnali di affievolimento. A Bitonto, invece, la devozione ai Santi Medici continua a richiamare una partecipazione ampia e trasversale. La fede si rinnova attraverso gesti antichi, ma anche grazie a chi li sceglie e li fa propri nel presente.
La storia del culto, inoltre, non si è fermata ai confini cittadini. Tra Ottocento e Novecento, gli emigranti bitontini portarono la devozione oltreoceano, contribuendo a mantenerla viva in comunità italiane come quelle del New Jersey, negli Stati Uniti, e di La Boca, in Argentina. Un segno di come il legame con Cosma e Damiano abbia accompagnato anche chi ha lasciato la propria terra, diventando parte della memoria delle comunità di origine pugliese.
A oltre sei secoli dalle prime testimonianze iconografiche, il rapporto tra Bitonto e i Santi Medici resta dunque una realtà viva. Le reliquie, le statue, i racconti di grazie ricevute e il pellegrinaggio annuale compongono un patrimonio che appartiene alla storia religiosa, ma anche alla cultura popolare della città. È proprio questa continuità a rendere il culto dei Santi Medici un fenomeno ancora attuale. Non una tradizione rimasta immobile, ma una devozione che si trasmette e si rinnova. Ogni ottobre, nel cammino dei pellegrini e nella partecipazione popolare, Bitonto ritrova una parte profonda della propria identità.
Le radici di questa devozione sono antiche. Cosma e Damiano, con ogni probabilità fratelli vissuti nel III secolo d.C., sono ricordati dalla tradizione cristiana come medici capaci di curare i malati senza chiedere compensi. Da qui l'appellativo di anàrgiri, dal greco anargyroi, cioè «senza argento». La loro fede li avrebbe condotti al martirio durante le persecuzioni dell'imperatore Diocleziano.
A Bitonto, le prime testimonianze del culto risalgono al XIV secolo. A documentarne la lunga storia sono opere d'arte e luoghi di preghiera che ancora oggi raccontano la profondità del rapporto tra la città e i due santi. Tra le testimonianze più significative figurano un dipinto trecentesco, un tempo collocato nella chiesa di San Leucio Vecchio e oggi custodito al Museo Diocesano, e un bassorilievo in pietra che raffigura i santi insieme ad alcuni devoti in preghiera, conservato nella cripta della Basilica a loro dedicata.
Nel cuore del centro antico sorse anche una chiesa destinata al culto dei due martiri, nei pressi di San Giorgio, nel cuore del centro antico. L'edificio rimase aperto fino al 1631 e custodì le prime statue in pietra policroma dei Santi Medici, oggi visibili al Museo Diocesano. Con la sua chiusura, la devozione trovò spazio nell'antico edificio dedicato a Cosma e Damiano, adiacente alla parrocchia di San Giorgio. Un luogo che conserva ancora un forte valore simbolico e davanti al quale la processione continua a fermarsi per un momento di preghiera.
Un ruolo centrale nella storia del culto bitontino è legato alle reliquie dei due santi. La loro presenza in città è attestata almeno dal 1572, quando il vescovo Cornelio Musso, durante una visita pastorale, menzionò un reliquiario contenente ossa dei martiri nella chiesa dei Santi Medici, allora vicina a San Giorgio.
L'attuale reliquiario, realizzato in argento, risale invece all'Ottocento. Fu donato nel 1877 come ex voto da Geronimo Rogadeo e Maria Sylos, esponenti di due importanti e influenti famiglie bitontine. Ha la forma di un braccio con la mano benedicente e custodisce, attraverso due finestrelle, alcune parti dell'avambraccio di Cosma e Damiano. Secondo una ricostruzione dello studioso Nicola Pice, l'opera potrebbe essere stata realizzata a Napoli, forse dall'artigiano Gennaro Panne.
Oggi il reliquiario è custodito nella Basilica-Santuario dei Santi Medici, inaugurata nel 1973 dopo quindici anni di lavori. La nuova chiesa rispose all'esigenza di accogliere un numero sempre più alto di pellegrini, e divenne il centro della devozione cittadina. Qui, nella terza domenica di ottobre, al termine della festa esterna, si rinnova anche il rito del "bacio delle reliquie". I fedeli, infatti, si mettono in fila per avvicinarsi al reliquiario e affidare ai santi speranze, sofferenze e preghiere. Un gesto semplice, ma carico di significato: il contatto simbolico con una presenza sacra che, per tanti, rappresenta conforto e protezione.
Accanto alle reliquie, sono le statue dei Santi Medici a rappresentare uno degli elementi più caratteristici della devozione bitontina. Conosciute come i «Giganti», le due immagini raffigurano Cosma e Damiano in giovane età e risalgono alla prima metà del Settecento. Per molti bitontini non sono soltanto opere di arte sacra: sono immagini familiari, riconoscibili, che accompagnano la vita religiosa della città e ne scandiscono i momenti più sentiti.
Attorno a queste statue si è consolidata una parte importante della tradizione popolare. Nel corso del tempo, numerosi devoti hanno raccontato di aver ricevuto grazie o di essere guariti da malattie dopo aver sognato i Santi Medici con le sembianze delle effigi venerate a Bitonto. Altri riferiscono di averli sognati mentre indicavano proprio la città come luogo in cui recarsi per rendergli omaggio.
Sono testimonianze di fede, tramandate da una generazione all'altra, che contribuiscono a spiegare perché la devozione abbia superato da tempo i confini locali. I racconti dei miracoli attribuiti ai santi, insieme alla presenza delle reliquie, hanno alimentato la fama del santuario e attirato pellegrini da numerosi centri della Puglia e da altre aree del Mezzogiorno.
L'arrivo dei fedeli non è soltanto un fenomeno legato al giorno della festa. Per molti, il pellegrinaggio rappresenta un appuntamento personale, il compimento di una promessa o un modo per ringraziare.
C'è chi affronta il viaggio per chiedere una grazia, chi torna dopo averla ricevuta e chi accompagna familiari e amici. Ogni percorso racchiude una storia diversa, ma tutte confluiscono nello stesso luogo: la Basilica dei Santi Medici di Bitonto. La terza domenica di ottobre è il momento in cui questo legame diventa più visibile. La processione attraversa le strade cittadine e richiama una folla composta da persone di età e provenienze differenti. Alcuni portano pesanti ceri votivi, altri partecipano scalzi, mentre i canti popolari accompagnano il cammino delle immagini sacre. La festa si trasforma così in un rito collettivo, nel quale la dimensione religiosa si intreccia con quella sociale e culturale.
A colpire è soprattutto la partecipazione dei giovani. La loro presenza dimostra che il culto non appartiene soltanto alla memoria degli anziani o a un passato da conservare. Continua a coinvolgere nuove generazioni, che scelgono di prendere parte alla processione e di condividere un appuntamento profondamente radicato nella vita della città. È un dato significativo in un periodo in cui, in molti territori, le feste patronali e alcune tradizioni religiose registrano segnali di affievolimento. A Bitonto, invece, la devozione ai Santi Medici continua a richiamare una partecipazione ampia e trasversale. La fede si rinnova attraverso gesti antichi, ma anche grazie a chi li sceglie e li fa propri nel presente.
La storia del culto, inoltre, non si è fermata ai confini cittadini. Tra Ottocento e Novecento, gli emigranti bitontini portarono la devozione oltreoceano, contribuendo a mantenerla viva in comunità italiane come quelle del New Jersey, negli Stati Uniti, e di La Boca, in Argentina. Un segno di come il legame con Cosma e Damiano abbia accompagnato anche chi ha lasciato la propria terra, diventando parte della memoria delle comunità di origine pugliese.
A oltre sei secoli dalle prime testimonianze iconografiche, il rapporto tra Bitonto e i Santi Medici resta dunque una realtà viva. Le reliquie, le statue, i racconti di grazie ricevute e il pellegrinaggio annuale compongono un patrimonio che appartiene alla storia religiosa, ma anche alla cultura popolare della città. È proprio questa continuità a rendere il culto dei Santi Medici un fenomeno ancora attuale. Non una tradizione rimasta immobile, ma una devozione che si trasmette e si rinnova. Ogni ottobre, nel cammino dei pellegrini e nella partecipazione popolare, Bitonto ritrova una parte profonda della propria identità.


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