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Calcio
Città degli Ulivi, l'appello degli ultras: «5 anni di falsità. Quanti ancora per l'agibilità?»
Nucleo Compatto Bitonto 2013: «Siamo stanchi. Ridateci il nostro stadio»
Bitonto - lunedì 2 febbraio 2026
La conclusione dei lavori allo stadio "Città degli Ulivi" sembra ormai vicina, ma sulla data ufficiale di riapertura dell'impianto continua a regnare l'incertezza. Una situazione che alimenta amarezza e frustrazione tra i tifosi neroverdi, costretti da tempo a seguire il Bitonto Calcio lontano da casa, su campi che - di certo - non possono restituire le stesse emozioni del tifo tra le mura amiche.
A dare nuovamente voce a questo malessere è stato, nelle scorse ore, il gruppo ultras Nucleo Compatto Bitonto 2013, che attraverso un post carico di sentimento ha espresso tutta la rabbia e la nostalgia per uno stadio che non è soltanto un impianto sportivo, ma un luogo identitario per l'intera comunità. «Ancora una partita lontano da casa, ancora una partita lontano da te», scrivono gli ultras, sottolineando come l'assenza del "Città degli Ulivi" stia privando tifosi e cittadini di emozioni difficili da spiegare a chi non le ha mai vissute.
Nel messaggio emerge il legame profondo tra lo stadio e la memoria collettiva di Bitonto: i ricordi dei pomeriggi trascorsi in via Megra, le mani dei genitori e dei nonni che accompagnavano i più piccoli su quella salita diventata rituale, il rumore della folla, l'odore dell'erba appena tagliata, il brusio prima del fischio d'inizio. Un patrimonio emotivo che oggi resta sospeso, in attesa di una data certa.
Gli ultras, peraltro, hanno voluto esternare la propria indignazione con uno striscione, posizionato nei pressi del campo polisportivo "N. Rossiello", che recita: «5 anni di falsità. Quanti ancora per l'agibilità?».
Sul fronte dei lavori, le informazioni che filtrano parlano di interventi ormai in fase avanzata, ma al momento manca un annuncio ufficiale che chiarisca quando la struttura di via Megra potrà tornare a ospitare le gare casalinghe del Bitonto Calcio. Un'attesa che pesa non solo sulla squadra, costretta a un esilio sportivo, ma su tutta la tifoseria che continua a sentirsi privata di un diritto: quello di vivere il calcio nella propria città.
«Siamo stanchi. Ridateci il nostro stadio», è l'appello finale degli ultras. Perché il "Città degli Ulivi" non è solo cemento e gradinate: è un pezzo di storia cittadina che aspetta di tornare a vivere.
A dare nuovamente voce a questo malessere è stato, nelle scorse ore, il gruppo ultras Nucleo Compatto Bitonto 2013, che attraverso un post carico di sentimento ha espresso tutta la rabbia e la nostalgia per uno stadio che non è soltanto un impianto sportivo, ma un luogo identitario per l'intera comunità. «Ancora una partita lontano da casa, ancora una partita lontano da te», scrivono gli ultras, sottolineando come l'assenza del "Città degli Ulivi" stia privando tifosi e cittadini di emozioni difficili da spiegare a chi non le ha mai vissute.
Nel messaggio emerge il legame profondo tra lo stadio e la memoria collettiva di Bitonto: i ricordi dei pomeriggi trascorsi in via Megra, le mani dei genitori e dei nonni che accompagnavano i più piccoli su quella salita diventata rituale, il rumore della folla, l'odore dell'erba appena tagliata, il brusio prima del fischio d'inizio. Un patrimonio emotivo che oggi resta sospeso, in attesa di una data certa.
Gli ultras, peraltro, hanno voluto esternare la propria indignazione con uno striscione, posizionato nei pressi del campo polisportivo "N. Rossiello", che recita: «5 anni di falsità. Quanti ancora per l'agibilità?».
Sul fronte dei lavori, le informazioni che filtrano parlano di interventi ormai in fase avanzata, ma al momento manca un annuncio ufficiale che chiarisca quando la struttura di via Megra potrà tornare a ospitare le gare casalinghe del Bitonto Calcio. Un'attesa che pesa non solo sulla squadra, costretta a un esilio sportivo, ma su tutta la tifoseria che continua a sentirsi privata di un diritto: quello di vivere il calcio nella propria città.
«Siamo stanchi. Ridateci il nostro stadio», è l'appello finale degli ultras. Perché il "Città degli Ulivi" non è solo cemento e gradinate: è un pezzo di storia cittadina che aspetta di tornare a vivere.

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