Luca Attanasio con i suoi amici bitontini
Luca Attanasio con i suoi amici bitontini
Cronaca

«Semplice e in gamba». Da Bitonto il ricordo dell'Ambasciatore italiano ucciso in Congo

Tanti amici hanno dedicato a Luca Attanasio pensieri di affetto e stima

Mentre gli organismi internazionali sono al lavoro per risalire alla dinamica dell'assassinio di Luca Attanasio in Congo, in tanti in queste ore stanno dedicando all'Ambasciatore Italiano parole di affetto e commozione. A Bitonto il diplomatico aveva un gruppo di amici, con cui aveva stretto rapporti nella comunità parrocchiale in cui operava in gioventù e che adesso sono scossi per il tragico destino che gli è stato riservato.

«Ho conosciuto Luca in uno dei tanti viaggi – racconta Fabio mostrando una foto dell'epoca - quando eravamo poco più che adolescenti. Quando i viaggi si facevano in treno. Quando si era ospitati nelle parrocchie. Ed è qui, a Limbiate prima, nella tua Comunità, a Taizè e Barcellona dopo, che abbiamo condiviso momenti di estrema gioia. Come quella sera, sul tram di ritorno dalla fiera di Milano, a cantare. E canteremo ancora. Spensierati come in questa foto di oltre 20 anni fa».

«Ancora non riesco a crederci – è il commento di Tanya - Chi ti ha ricordato ti ha chiamato Luca, non dottore né ambasciatore perché eri tra le persone più in gamba e semplici che la vita mi abbia dato la possibilità di conoscere. Noi non potremo mai dimenticarti! Grazie della tua gentilezza!»

«Le persone belle – sono le parole di Antonella, insieme agli altri nella stessa esperienza parrocchiale - si ricorderanno per sempre. Ciao amico mio».

Stando a quanto è stato possibile fino ad ora ricostruire, il convoglio all'interno del quale viaggiava Attanasio è stato attaccato mentre percorreva una strada, ritenuta sicura, lungo il confino col Ruanda. Qui avrebbe subito un'imboscata da parte di un gruppo armato che, per terrorizzare la colonna, avrebbe subito ucciso uno dei conducenti sparandogli con un mitra. Poco dopo la stessa sorte sarebbe toccata alla guardia del corpo dell'ambasciatore, il carabiniere Vittorio Iacovacci, a cui gli assalitori avrebbero sparato a bruciapelo, uccidendolo sul colpo e ferendo all'addome l'ambasciatore. Il diplomatico è stato soccorso da alcuni congolesi subito accorsi sul luogo del ferimento che poi hanno tentato di trasportarlo fino a una qualche struttura in grado di prestare cure mediche, ma senza successo. Lascia la moglie Zakia e tre bambine.

A ricostruire la vicenda sono state le autorità governative congolesi, secondo cui l'imboscata sarebbe avvenuta a circa 25 km a nord di Goma, precisamente a Kanyamahoro sulla RN2 nel territorio del vulcano Nyiragongo», ad opera delle Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr-Foca). Che però hanno negato un loro coinvolgimento, attraverso il loro portavoce, Cure Ngoma, rappresentante di un gruppo armato di combattenti Hutu, secondo cui a compiere l'efferato attacco sarebbero state formazioni dell'esercito regolare congolese, le Fardc, e di militari ruandesi, le Forces de Defense Rwandaises che avrebbero «stretto un'alleanza contro natura per continuare a saccheggiare l'est della Repubblica Democratica del Congo».
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