
Cronaca
Protesta olivicoltori: ecco le 10 richieste pressanti a Regione e Governo
Stamattina, 20 ottobre, la grande mobilitazione a Bitonto che ha visto coinvolti anche gli studenti
Bitonto - martedì 20 ottobre 2026
13.14
Gli olivicoltori bitontini sono scesi per strada nuovamente questa mattina, 20 ottobre, per rivendicare le loro istanze per un comparto centrale nell'economia del Nord Barese e che sta vivendo un momento di gravissima crisi. Sotto la lente di ingrandimento il caro-carburante e l'invasione di olii di bassa qualità da Paesi extraeuropei che intaccano l'intera filiera italiana, portando nei supermercati della grande distribuzione, prodotti spacciati per extravergine di oliva, una vera e propria "truffa" ai danni dei consumatori.
La manifestazione si è snodata dalla strada provinciale 231 sino a corso Vittorio Emanuele II, davanti a Palazzo Gentile, dove una rappresentanza è stata accolta dal sindaco Francesco Paolo Ricci e dai consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione. Annunciata la nascita di un tavolo permanente di lavoro e confronto per portare a Bari ed a Roma le istanze del comparto agricolo col coinvolgimento di tutte le forze politiche. La delibera di Giunta comunale sta passando in queste ore gli ultimi step di carattere burocratico.
Con gli agricoltori anche gli studenti bitontini, solidali nei loro confronti, e che hanno voluto far sentire la loro voce sul diritto a plessi più consoni alle loro esigenze e sul caro-vita nelle città universitarie, dove gli affitti sono diventati impraticabili per le famiglie dei fuorisede.
Ecco 10 punti concreti che gli olivicoltori vogliono siano presentati al Governo, formulati come richieste ufficiali, con misure che possono essere tradotte in provvedimenti:
1. Riconoscimento immediato dello stato di crisi del comparto olivicolo-oleario
2. Riduzione immediata del costo del gasolio agricolo e dell'energia
Non possiamo chiedere agli olivicoltori di produrre a prezzi sempre più bassi mentre aumentano i costi per lavorare i terreni, potare, trattare, raccogliere e trasportare le olive.
3. Intervento straordinario sul costo dei carburanti e dell'energia per tutte le aziende agricole.
4. Controlli rigorosi sulle importazioni e sulla reale origine dell'olio. Questo punto deve essere affrontato con fermezza, ma anche con precisione.
5. Applicazione effettiva del Documento di Accompagnamento Elettronico Olivicolo (DAO)
6. Regole più efficaci contro i prezzi di acquisto non remunerativi e le pratiche commerciali scorrette
7. Un piano straordinario di liquidità e una moratoria sui debiti delle aziende agricole
8. Lotta alle vendite ingannevoli e maggiore trasparenza sugli scaffali. Il consumatore deve poter distinguere facilmente l'olio italiano da quello ottenuto con olive di altra provenienza. La qualità italiana va difesa attraverso informazioni chiare e controlli, non attraverso slogan generici.
9. Un piano nazionale per valorizzare l'olio italiano e rafforzare il potere contrattuale dei produttori
10. Un piano pluriennale per abbattere i costi di produzione e salvare l'olivicoltura
Questo è il punto che guarda al futuro. L'olivicoltura italiana non può vivere soltanto di interventi emergenziali. Ha bisogno di investimenti capaci di ridurre i costi, aumentare la produttività sostenibile e contrastare l'abbandono degli uliveti.
- Meccanizzazione: contributi per macchinari e attrezzature che riducano i costi di potatura, gestione e raccolta.
- Gestione dell'acqua: investimenti nell'irrigazione efficiente, nel recupero delle risorse idriche e nelle infrastrutture necessarie.
- Rinnovamento degli impianti: sostegno al recupero degli oliveti esistenti e al rinnovo di quelli improduttivi, quando tecnicamente ed economicamente sostenibile.
- Difesa fitosanitaria: ricerca, prevenzione e interventi contro le principali avversità dell'olivo.
- Ricambio generazionale: incentivi per i giovani che avviano o proseguono un'attività olivicola.
- Semplificazione: riduzione degli adempimenti amministrativi non necessari e procedure più rapide per accedere ai finanziamenti.
- Chiediamo anche che il Governo si impegni a garantire continuità alle risorse destinate al comparto, evitando che le aziende debbano affrontare ogni campagna senza sapere quali strumenti saranno disponibili.
L'obiettivo deve essere rendere economicamente sostenibile la produzione italiana, non mantenere artificialmente in vita aziende che non possono più reggere i costi».
La manifestazione si è snodata dalla strada provinciale 231 sino a corso Vittorio Emanuele II, davanti a Palazzo Gentile, dove una rappresentanza è stata accolta dal sindaco Francesco Paolo Ricci e dai consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione. Annunciata la nascita di un tavolo permanente di lavoro e confronto per portare a Bari ed a Roma le istanze del comparto agricolo col coinvolgimento di tutte le forze politiche. La delibera di Giunta comunale sta passando in queste ore gli ultimi step di carattere burocratico.
Con gli agricoltori anche gli studenti bitontini, solidali nei loro confronti, e che hanno voluto far sentire la loro voce sul diritto a plessi più consoni alle loro esigenze e sul caro-vita nelle città universitarie, dove gli affitti sono diventati impraticabili per le famiglie dei fuorisede.
Ecco 10 punti concreti che gli olivicoltori vogliono siano presentati al Governo, formulati come richieste ufficiali, con misure che possono essere tradotte in provvedimenti:
1. Riconoscimento immediato dello stato di crisi del comparto olivicolo-oleario
2. Riduzione immediata del costo del gasolio agricolo e dell'energia
Non possiamo chiedere agli olivicoltori di produrre a prezzi sempre più bassi mentre aumentano i costi per lavorare i terreni, potare, trattare, raccogliere e trasportare le olive.
3. Intervento straordinario sul costo dei carburanti e dell'energia per tutte le aziende agricole.
4. Controlli rigorosi sulle importazioni e sulla reale origine dell'olio. Questo punto deve essere affrontato con fermezza, ma anche con precisione.
5. Applicazione effettiva del Documento di Accompagnamento Elettronico Olivicolo (DAO)
6. Regole più efficaci contro i prezzi di acquisto non remunerativi e le pratiche commerciali scorrette
7. Un piano straordinario di liquidità e una moratoria sui debiti delle aziende agricole
8. Lotta alle vendite ingannevoli e maggiore trasparenza sugli scaffali. Il consumatore deve poter distinguere facilmente l'olio italiano da quello ottenuto con olive di altra provenienza. La qualità italiana va difesa attraverso informazioni chiare e controlli, non attraverso slogan generici.
9. Un piano nazionale per valorizzare l'olio italiano e rafforzare il potere contrattuale dei produttori
10. Un piano pluriennale per abbattere i costi di produzione e salvare l'olivicoltura
Questo è il punto che guarda al futuro. L'olivicoltura italiana non può vivere soltanto di interventi emergenziali. Ha bisogno di investimenti capaci di ridurre i costi, aumentare la produttività sostenibile e contrastare l'abbandono degli uliveti.
Le altre richieste degli olivicoltori
«Chiediamo al Governo un piano pluriennale, realizzato insieme alle Regioni, con risorse dedicate a:- Meccanizzazione: contributi per macchinari e attrezzature che riducano i costi di potatura, gestione e raccolta.
- Gestione dell'acqua: investimenti nell'irrigazione efficiente, nel recupero delle risorse idriche e nelle infrastrutture necessarie.
- Rinnovamento degli impianti: sostegno al recupero degli oliveti esistenti e al rinnovo di quelli improduttivi, quando tecnicamente ed economicamente sostenibile.
- Difesa fitosanitaria: ricerca, prevenzione e interventi contro le principali avversità dell'olivo.
- Ricambio generazionale: incentivi per i giovani che avviano o proseguono un'attività olivicola.
- Semplificazione: riduzione degli adempimenti amministrativi non necessari e procedure più rapide per accedere ai finanziamenti.
- Chiediamo anche che il Governo si impegni a garantire continuità alle risorse destinate al comparto, evitando che le aziende debbano affrontare ogni campagna senza sapere quali strumenti saranno disponibili.
L'obiettivo deve essere rendere economicamente sostenibile la produzione italiana, non mantenere artificialmente in vita aziende che non possono più reggere i costi».



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