Il carcere di Melfi
Il carcere di Melfi
Cronaca

Rivolta nel carcere di Melfi, 29 arresti. Tre sono di Bitonto

Personale sanitario e agenti furono sequestrati per 9 ore. Tra gli arrestati Giovanni Stellacci, Michele Cassano e Mario D’Elia

Ci sono anche otto pregiudicati pugliesi (tre sono di Bitonto), tra i 29 destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere della Polizia di Stato di Potenza nell'ambito dell'indagine della Direzione Distrettuale Antimafia sulla rivolta del 9 marzo 2020 nel carcere di Melfi, per protestare contro le misure anti Covid-19.

In quell'occasione, nel più ampio contesto dei numerosi moti di protesta contro le misure restrittive imposte dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per il contenimento del Covid-19, i detenuti tennero sotto sequestro per nove ore ben quattro agenti penitenziari, tre medici e due infermiere, oltre a danneggiare strutture, porte, impianti e arredi, armati di bastoni e oggetti vari presi dalle celle.

I pugliesi arrestati sono: Luigi Biscotti (appartenente al clan mafioso Sinesi di Foggia), Giovanni Stellacci, Michele Cassano e Mario D'Elia (quest'ultimo membro di spicco del clan Conte), tutti e tre di Bitonto. Domenico De Feudis (arrestato per rapina, di Molfetta), Massimiliano Marini (con precedenti per armi e per droga), Giuseppe Milloni (esponente del clan Strisciuglio di Bari), Massimo Perdonò (affiliato al clan Moretti-Romito di Foggia e coinvolto nell'agguato per vendicare la morte del boss nella strage di San Marco in Lamis dell'agosto 2017).

Altri quattro detenuti pugliesi, tra i quali Emanuele Fiorentino, ritenuto uno dei killer di Giuseppe Mizzi (vittima innocente di mafia, ucciso nel quartiere Carbonara di Bari nel marzo 2011), erano già stati arrestati a settembre 2021 per la rivolta di Melfi.

Nell'ambito del procedimento, l'ordinanza cautelare era stata già eseguita nel mese di settembre dello scorso anno nei confronti di altri undici detenuti che non avevano proposto ricorso per Cassazione; l'ulteriore esecuzione ha avuto luogo dopo i rigetti delle dichiarazioni di inammissibilità, da parte della Suprema Corte di Cassazione, delle impugnazioni proposte.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, attraverso la ricostruzione di tutte le varie fasi della protesta, hanno permesso di risalire all'identità di tutti i detenuti di cui gli inquirenti ipotizzano il coinvolgimento a vario titolo nella sommossa, durante la quale personale sanitario e diversi agenti della Polizia Penitenziaria, in servizio presso l'istituto melfitano, rimasero sequestrati per circa nove ore.

Grazie all'immediato intervento delle autorità di pubblica sicurezza e al dispositivo delle forze dell'ordine, nonché all'impegno della Polizia Penitenziaria di Melfi, fu possibile arrivare alla liberazione degli ostaggi riconducendo i facinorosi nelle camere detentive, dopo una lunga trattativa durante la quale i fautori della sommossa avevano anche steso un documento di richieste e rivendicazioni.

La presenza sul posto di personale specializzato in indagini antimafia della Polizia di Stato, ha permesso, insieme alla Polizia Penitenziaria del carcere di Melfi, di arrivare già nel corso della notte all'acquisizione di una serie di elementi indiziari che, dopo ulteriori approfondimenti investigativi, hanno portato la Direzione Distrettuale Antimafia a contestare i reati di sequestro di persona a scopo di coazione e di devastazione, per i quali è già stata formulata la richiesta di rinvio a giudizio.

A seguito della decisione della Cassazione, inoltre, è stato disposto il carcere per gli ulteriori 8, mentre per altri due, il narcotrafficante barlettano Savino Albanese e il pregiudicato terlizzese Roberto Dello Russo, i giudici hanno ritenuto cessate le esigenze cautelari. Annullamento con rinvio anche sui gravi indizi per Dello Russo, fanno sapere difensori, gli avvocati Dario Vannetiello e Vito Epifani.

Dello Russo è attualmente agli arresti domiciliari dopo una condanna per droga ed è a processo a Lecce con l'ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis per aver ottenuto nel giugno 2020 la scarcerazione in cambio di una tangente al giudice di 18 mila euro, pagata tramite il suo avvocato Giancarlo Chiariello.
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