L'arresto di Roberto Lovero
L'arresto di Roberto Lovero
Cronaca

Imprenditore di Bitonto minacciato: «Di qui non esci vivo». Arrestato estorsore 30enne

Roberto Lovero, affiliato ai Cipriano, vessava l'uomo dal 2018: voleva convincere il costruttore a ritirare una denuncia

La Guardia di Finanza di Bari ha dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari con cui è stato disposto il carcere nei confronti del 30enne Roberto Lovero, conosciuto come "U' Can", affiliato al clan Cipriano attivo a Bitonto.

L'ordinanza è l'epilogo di un'indagine a carico del giovane per l'estorsione ai danni di un imprenditore edile del posto, in concorso con altre persone, aggravata dal metodo e dalle finalità mafiose, nonché dall'uso delle armi.

I mlitari del Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Bari hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti del 30enne Roberto Lovero, soggetto affiliato al clan Cipriano, attivo nel Comune di Bitonto e conosciuto con lo pseudonimo di "U' Can".

L'ordinanza cautelare costituisce l'epilogo di un'articolata attività di indagine delegata da questa Procura della Repubblica alle Fiamme Gialle del I Gruppo Bari a carico di Roberto Lovero per l'estorsione commessa ai danni di un imprenditore edile bitontino, in concorso con altri soggetti, aggravata dal metodo e dalle finalità mafiose nonché dall'uso delle armi.

In particolare, secondo le indagini, «il predetto costruttore aveva ceduto, nel 2014, il 50% delle quote di una società a responsabilità limitata con sede a Bitonto, attiva nella costruzione di edifici residenziali e non residenziali, all'altro socio (suo zio), pattuendo il prezzo complessivo di circa 1.250.000 euro. Tuttavia, quest'ultimo, dopo avergli dato un acconto di 135.000 euro, si è rifiutato di corrispondere la restante somma».

A questo punto l'imprenditore bitontino ha provato più volte a rientrare in possesso del suo denaro, ricevendo sempre risposte negative, «ragione per cui - proseguono gli inquirenti - si è visto costretto a denunciare l'intera vicenda ai finanzieri della Tenenza della Guardia di Finanza di Bitonto nel marzo 2018. Il giorno dopo, il costruttore si è recato nuovamente presso la citata Tenenza per integrare la precedente querela e denunciare agli investigatori di essersi recato la sera precedente presso l'abitazione di Roberto Lovero, su precisa convocazione di quest'ultimo».

Nell'occasione Roberto Lovero gli aveva intimato il ritiro della denuncia presentata e, a fronte del suo diniego, lo aveva gravemente minacciato. «Nello specifico - riferiscono gli investigatori - aveva brandito due pistole e aveva ordinato a due complici, rimasti ignoti, di legargli mani e piedi con due fascette e di portarlo in cantina, accompagnando tale minaccia con la frase "Tu di qua non esci vivo"».

In tale contesto Roberto Lovero ha specificato alla vittima che buona parte del danaro investito dal suo socio nell'impresa di costruzione "era loro", lasciando in tal modo intendere che il denaro fatto confluire nelle casse della società fosse riconducibile al clan Cipriano, coinvolto nella guerra di mafia in corso contro il clan avversario capeggiato da Domenico Conte per la contesa delle piazze di spaccio di stupefacenti del centro storico di Bitonto.

Solo grazie alle rassicurazioni fornite dalla vittima in ordine al ritiro della denuncia, le minacce subite non sono state portate a termine; proposito, questo, che è invece disatteso dall'imprenditore con la presentazione della denuncia ai finanzieri bitontini.

«Al riguardo - rimarcano gli investigatori - si evidenzia la particolare gravità dell'estorsione subita dal costruttore in quanto le minacce sono state rivolte con l'uso delle armi e con modalità e finalità mafiose in quanto Roberto Lovero ha fatto riferimento allo spessore criminale del gruppo di appartenenza ed alle intuibili ritorsioni negative per l'incolumità dell'imprenditore in caso di mancato ritiro della denuncia, anche al fine di avvantaggiare il clan Cipriano».

Lo stesso costruttore è stato, peraltro, recentemente oggetto di ulteriori atti intimidatori consistiti nel lanciare o far lanciare contro la porta della sua abitazione alcuni proiettili perfettamente funzionanti (6 cartucce calibro 38 special nel settembre 2019 e 18 cartucce calibro 38 special nel dicembre 2019).
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