Le borse a marchio Primadonna denominate minibag
Le borse a marchio Primadonna denominate minibag
Cronaca

Copiate le borse di Valentino. La replica di Primadonna: «Tuteleremo libertà di design»

Due modelli nel mirino della Guardia di Finanza, ma l'azienda di Bitonto non ci sta: «Sequestro di natura semplicemente probatoria»

Da una parte l'accusa e un sequestro probatorio, dall'altra una precisazione che nega ogni addebito. Una guerra tra due marchi importanti: uno a livello mondiale, Valentino, l'altro tra i più affermati sul territorio pugliese e nazionale, Primadonna.

Il caso è esploso ieri quando proprio Primadonna è stata accusata di aver copiato due modelli di borse di Valentino. Così la Guardia di Finanza di Bari ha effettuato un sequestro probatorio di «tutte le borse a marchio Primadonna denominate minibag con borchie e minibag borchiata in tutte le colorazioni disponibili» stoccate nei punti vendita del barese.

Valerio Tatarella, amministratore unico dell'azienda, risulta inoltre indagato per fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale. L'azienda di Bitonto, però, tramite il suo ufficio legale, ha voluto precisare che «con la Valentino spa, in data 29 ottobre 2018, è intervenuto un accordo transattivo in virtù del quale l'operato di Primadonna è pienamente legittimo».

A rendere nota l'attività delle Fiamme Gialle è stata proprio una nota di Valentino. «È stato disposto - si legge in un comunicato del noto marchio - il richiamo dal mercato di tutti gli esemplari delle borse oggetto di sequestro detenuti nei punti vendita di Primadonna sul territorio nazionale».

Stando al decreto di sequestro, firmato dal pubblico ministero di Bari Lanfranco Marazia, l'indagine è partita nel maggio scorso dalla denuncia del famoso marchio di moda milanese, in base alla quale in alcuni punti vendita Primadonna, ma in Lombardia, «erano esposti esemplari di borse costituenti riproduzione identica e non autorizzata di due modelli registrati presso l'Ufficio italiano Marchi e Brevetti, di proprietà esclusiva della Valentino spa».

Le due borse Primadonna, afferma una consulenza di parte, «riproducono tutte le caratteristiche distintive dei modelli di Valentino, tra cui la forma rettangolare, le borchie a forma piramidale e appuntita, la disposizione di queste a distanza uniforme tra loro».

La Procura ha disposto anche il sequestro di tutto il materiale promozionale e pubblicitario relativo alle due borse vendute da Primadonna. Ma la nota dell'ufficio legale di Primadonna prova a chiarire la situazione. «Con riferimento alla notizia apparsa oggi si legge -, secondo cui, Primadonna avrebbe copiato due modelli di borse di proprietà del noto marchio di moda Valentino, vendendoli con il proprio marchio la società Primadonna spa contesta fermamente quanto riportato e comunica di aver già conferito mandato ai propri legali per contestare ogni addebito».

Primadonna precisa che, con la Valentino spa, in data 29 ottobre 2018, è intervenuto un accordo transattivo in virtù del quale l'operato di Primadonna è pienamente legittimo. La Procura della Repubblica di Bari, peraltro, ha disposto un sequestro di natura semplicemente probatoria, finalizzato a verificare la fondatezza delle accuse rivolte dalla società Valentino spa che, con la sua denunzia, mira a ad ottenere l'esclusività dell'uso di alcuni accessori, quali le borchie, già universalmente diffusi».

«La società Primadonna, pertanto, nel respingere ogni addebito, preannunzia ogni opportuna azione giudiziaria finalizzata a tutela dei propri diritti contrattuali e della libertà di design, sia pure contro un colosso dell'alta moda che oggi - conclude - intende ribadire la propria supremazia sui mercati a scapito dei concorrenti, pubblicizzando addirittura con un comunicato le azioni dei magistrati di Bari».
  • Primadonna Bitonto
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