Prima Categoria, l'Olimpia Bitonto esulta: centrato l'obiettivo salvezza

Un importante risultato per i ragazzi di mister Morea, nonostante le difficoltà legate all'impiantistica sportiva in città

martedì 28 aprile 2026
A cura di La redazione
Non è stata una stagione qualunque. È stata, piuttosto, una lunga traversata tra ostacoli, sacrifici e prove di maturità. E alla fine l'Olimpia Bitonto può sorridere: l'obiettivo salvezza è stato centrato anche quest'anno, per la seconda volta consecutiva, nel campionato di Prima Categoria pugliese.

I numeri raccontano una stagione combattuta fino all'ultimo. Nel girone A, la squadra bitontina ha chiuso il proprio percorso con 22 punti conquistati in 24 gare: un risultato che ha permesso ai ragazzi di mister Pasquale Morea di restare fuori dalla zona più calda della classifica. Un cammino fatto di alti e bassi, ma sempre con una direzione chiara: resistere e restare in categoria.

E se i numeri aiutano a capire, non bastano però a spiegare davvero il valore di questa salvezza. Perché l'Olimpia Bitonto ha dovuto fare i conti con una situazione tutt'altro che semplice: un'intera stagione giocata lontano da casa, senza poter contare né sul polisportivo "N. Rossiello" né sullo stadio "Città degli Ulivi", entrambi indisponibili per lavori. Una condizione che, specialmente nel calcio dilettantistico, pesa come un macigno.

Eppure, proprio in questa difficoltà, il gruppo ha trovato la sua forza. Una squadra giovanissima, con un'età media di appena 21 anni, che ha imparato in fretta cosa significhi lottare, soffrire e crescere. Settimana dopo settimana, partita dopo partita, quei ragazzi hanno costruito qualcosa che va oltre la classifica: un'identità.

A guidarli, mister Pasquale Morea, che a fine stagione ha tracciato un bilancio carico di significato: «Il compito difficile è quando devi navigare sempre in acque tempestose, quando manca poco per affondare e la luce del primo porto sicuro sembra lontana. Ma noi siamo rimasti lì, in silenzio, a lavorare con umiltà e sacrificio. Solo chi vive queste situazioni dall'interno può capire quanta fatica ci sia voluta per arrivare fino in fondo».

Parole che raccontano molto più di una semplice annata sportiva. Raccontano dedizione quotidiana, presenza costante, coerenza. «La giusta riconoscenza per il lavoro svolto non sarà mai abbastanza, si tende sempre a dare tutto per scontato e dimenticare in fretta, d'altronde la vita è questa: si viaggia troppo velocemente per fermarsi un attimo a riflettere ed apprezzare le persone - ha aggiunto Morea - . Io rimango sempre quello di un tempo, un portatore umile di sani principi che non ha bisogno dei riflettori: mi è bastato semplicemente dirigere ogni allenamento ed ogni partita senza mai un'assenza, anche quando avrei potuto, e perseverare ogni giorno con i giocatori, nel bene e nel male ho sempre detto loro la verità senza prendere in giro nessuno».

«Resto attaccato al principio della lealtà reciproca con i giocatori, ai quali va fatto un grosso applauso per i sacrifici sostenuti durante tutta la mia stagione. Un applauso anche ai miei fedelissimi collaboratori, i quali mi hanno incoraggiato nei momenti più bui», ha concluso l'allenatore bitontino.

La salvezza dell'Olimpia Bitonto ha il sapore delle cose conquistate senza clamore, lontano dai riflettori ma con una forza silenziosa. È il risultato di un gruppo giovane che ha saputo diventare squadra e di una società che ha resistito anche quando tutto sembrava complicarsi. In un calcio che corre veloce e dimentica in fretta, questa stagione merita di essere ricordata. Perché non tutte le salvezze sono uguali. Alcune, come questa, raccontano molto di più.