"Porta Robustina", la Cassazione annulla l'aggravante mafiosa per 15 imputati
Sono tutti appartenenti al gruppo criminale Cipriano: erano stati condannati a pene comprese fra 6 e 21 anni di reclusione
sabato 25 aprile 2026
9.56
Svolta giudiziaria nell'ambito dell'operazione "Porta Robustina" che ha interessato il clan Cipriano di Bitonto. La quarta sezione penale della Corte di Cassazione, con una decisione emessa lo scorso giovedì, ha annullato parzialmente la sentenza di condanna pronunciata dalla Corte di Appello di Bari il 20 gennaio 2025.
L'annullamento con rinvio riguarda specificamente l'aggravante dell'agevolazione mafiosa che era stata contestata a 15 imputati per aver presuntamente agito al fine di agevolare il clan egemone nel centro storico. Secondo i giudici di legittimità, sarà necessario un nuovo giudizio davanti ad una diversa sezione della Corte d'Appello di Bari per stabilire se l'associazione dedita al traffico di stupefacenti abbia effettivamente agito con l'intento di favorire quell'organizzazione criminale.
La decisione interessa 15 imputati, condannati a pene comprese fra 6 e i 21 anni, per i quali la sentenza è stata annullata limitatamente all'aggravante mafiosa e al trattamento sanzionatorio. Questi i nomi che dovranno tornare in aula: Ottavio Di Cillo, Biagio Antifora, Francesco Colasuonno, Giorgio Costa, Roberto Lovero, Rocco Mena, Vito Mercurio, Felice Mongelli, Michele Pasquale, Giuseppe Pastoressa, Vito Rizzi, Francesco Ruggiero, Bruno Schinaldi ed Arcangelo Zamparino.
Per molti di questi soggetti, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili nel resto, rendendo definitivi gli altri capi d'accusa. Nello stesso dispositivo, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza nei confronti di Carlo Antonelli. In questo caso, il reato è stato dichiarato estinto per la intervenuta prescrizione. Per Benito Ruggero e Christian Leccese, invece, i rispettivi ricorsi sono stati dichiarati inammissibili ed è diventata definitiva la condanna ad 1 anno e 4 mesi di reclusione.
Il successo parziale davanti ai giudici di piazza Cavour - sarà un nuovo processo di appello a valutare la sussistenza della aggravante mafiosa - è giunto all'esito delle questioni formulate da un nutrito collegio difensivo, tra cui figurano i cassazionisti Dario Vannetiello, Carmine Di Paola, Angela Noviello, Nicola Quaranta, Nicola Lerario e Pino Giulitto. Sono stati impegnati nelle valutazioni difensive i legali Damiano Somma, Alfonso Amorese, Michele Dell'Erba e Giovanni Capaldi.
La vicenda torna a Bari, dove i giudici d'appello dovranno riesaminare la sussistenza della finalità mafiosa dei 15 imputati accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Un elemento cruciale che potrebbe rideterminare sensibilmente le pene per i principali coinvolti nella rete del clan Cipriano.
L'annullamento con rinvio riguarda specificamente l'aggravante dell'agevolazione mafiosa che era stata contestata a 15 imputati per aver presuntamente agito al fine di agevolare il clan egemone nel centro storico. Secondo i giudici di legittimità, sarà necessario un nuovo giudizio davanti ad una diversa sezione della Corte d'Appello di Bari per stabilire se l'associazione dedita al traffico di stupefacenti abbia effettivamente agito con l'intento di favorire quell'organizzazione criminale.
La decisione interessa 15 imputati, condannati a pene comprese fra 6 e i 21 anni, per i quali la sentenza è stata annullata limitatamente all'aggravante mafiosa e al trattamento sanzionatorio. Questi i nomi che dovranno tornare in aula: Ottavio Di Cillo, Biagio Antifora, Francesco Colasuonno, Giorgio Costa, Roberto Lovero, Rocco Mena, Vito Mercurio, Felice Mongelli, Michele Pasquale, Giuseppe Pastoressa, Vito Rizzi, Francesco Ruggiero, Bruno Schinaldi ed Arcangelo Zamparino.
Per molti di questi soggetti, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili nel resto, rendendo definitivi gli altri capi d'accusa. Nello stesso dispositivo, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza nei confronti di Carlo Antonelli. In questo caso, il reato è stato dichiarato estinto per la intervenuta prescrizione. Per Benito Ruggero e Christian Leccese, invece, i rispettivi ricorsi sono stati dichiarati inammissibili ed è diventata definitiva la condanna ad 1 anno e 4 mesi di reclusione.
Il successo parziale davanti ai giudici di piazza Cavour - sarà un nuovo processo di appello a valutare la sussistenza della aggravante mafiosa - è giunto all'esito delle questioni formulate da un nutrito collegio difensivo, tra cui figurano i cassazionisti Dario Vannetiello, Carmine Di Paola, Angela Noviello, Nicola Quaranta, Nicola Lerario e Pino Giulitto. Sono stati impegnati nelle valutazioni difensive i legali Damiano Somma, Alfonso Amorese, Michele Dell'Erba e Giovanni Capaldi.
La vicenda torna a Bari, dove i giudici d'appello dovranno riesaminare la sussistenza della finalità mafiosa dei 15 imputati accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Un elemento cruciale che potrebbe rideterminare sensibilmente le pene per i principali coinvolti nella rete del clan Cipriano.