Nuovi sistemi digitali nella gestione rifiuti a Bitonto: le parole di Antonio Ruggiero
Riflessioni del segretario cittadino di Forza Italia
L'intelligenza artificiale sta cambiando il volto delle nostre città. Si parla sempre più di Smart City e oggi addirittura di Generative City: città capaci di utilizzare dati, algoritmi e tecnologie per migliorare i servizi pubblici, ridurre gli sprechi e rendere più efficiente la vita quotidiana.
Ma una domanda è inevitabile: la tecnologia deve essere al servizio del cittadino o il cittadino deve essere al servizio della tecnologia?
A Bitonto assistiamo all'introduzione di nuovi sistemi digitali nella gestione dei rifiuti. Dal mese di luglio, per conferire presso il Centro Comunale di Raccolta è necessario esibire la tessera sanitaria dell'intestatario della TARI, consentendo così l'identificazione dell'utenza.
L'innovazione è fondamentale e nessuno può essere contrario alla digitalizzazione dei servizi pubblici. Ma ogni innovazione deve avere un limite invalicabile: il rispetto dei diritti dei cittadini.
Se domani questi strumenti dovessero essere utilizzati anche per impedire il conferimento ai cittadini morosi della TARI, ci troveremmo davanti a una scelta politica che merita una riflessione profonda.
La TARI è un tributo che va pagato e chi può farlo ha il dovere di rispettare le regole. Tuttavia, negare la possibilità di conferire correttamente i rifiuti significherebbe trasformare un problema tributario in un problema ambientale e sanitario.
I rifiuti non spariscono perché una famiglia attraversa un momento di difficoltà economica.
Il rischio sarebbe quello di incentivare l'abbandono illecito dei rifiuti, aumentare il degrado urbano e scaricare sull'intera collettività i costi di una scelta che non risolverebbe il problema dell'evasione.
La vera "Generative City" non è quella che utilizza l'intelligenza artificiale per controllare i cittadini. È quella che la utilizza per offrire servizi migliori, premiare i comportamenti virtuosi, combattere gli sprechi e costruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e comunità.
Una città intelligente non si misura dalla quantità di dati che raccoglie, ma dalla capacità di garantire diritti, efficienza e inclusione.
Perché la tecnologia deve aiutare l'uomo ad essere più libero, non lo Stato ad esercitare un controllo sempre maggiore sui cittadini.
Questa è la sfida che attende Bitonto. E questa dovrebbe essere la vera rivoluzione dell'intelligenza artificiale: mettere al centro la persona, non il codice fiscale.