Due latitanti del clan mafioso Capriati arrestati in un casolare di Bisceglie

Vito Di Cataldo era destinatario di due ordini di carcerazione, tra cui il processo antimafia Pandora: dovrà scontare oltre 18 anni

sabato 8 agosto 2026 10.15
A cura di Nicola Miccione
La fuga è durata all'incirca tre anni, ma è finita nell'agro di Bisceglie dove avevano trasformato un casolare in un covo impenetrabile in cui nascondersi per evitare l'arresto. A trovare i due latitanti, sono stati i Carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani, dopo un'attività di indagine avviata a maggio scorso.

Si tratta di Paolo De Gennaro, 38enne originario di Molfetta ma residente a Bisceglie, e Vito Di Cataldo, 42enne di Bitonto, entrambi ritenuti affiliati al clan Capriati di Bari. Il blitz dei militari del Nucleo Investigativo, a cui hanno partecipato circa 20 uomini, lo Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia e le unità cinofile, è scattato durante la notte tra mercoledì e giovedì scorsi, intorno alle ore 03.00, in un villino in zona Sant'Andrea, a poco più di un chilometro dal centro urbano di Bisceglie.

Gli uomini dell'Arma, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trani e ai comandi operativi del maggiore Christian Proietti, dopo avere individuato l'immobile, immerso nell'agro di Bisceglie e di proprietà di un anziano del luogo, probabilmente all'oscuro della situazione criminosa dei suoi inquilini ed in cui si presumeva potessero nascondersi i due ricercati, hanno cinturato la zona e fatto irruzione all'interno, sorprendendo i due latitanti, affiliati al clan di Bari vecchia.

De Gennaro, ricercato da 3 anni e 3 mesi, dopo essere stato raggiunto il 24 luglio 2019 da una misura cautelare in carcere, deve espiare 30 anni di reclusione per l'omicidio, aggravato dal metodo mafioso, del 57enne Girolamo Valente. Nel processo era coinvolto anche Filippo Capriati, poi assolto. L'uomo fu ammazzato in via Ruvo, a Bisceglie, l'8 agosto 2017 con una raffica interminabile di proiettili nell'ambito del contrasto tra sodalizi criminali per il controllo del traffico di droga.

Di Cataldo, invece, anche lui ricercato da 3 anni, era destinatario di ben due ordini di carcerazione: il primo, relativo al processo Pandora con condanna a 11 anni, 8 mesi e 27 giorni di reclusione per associazione mafiosa; il secondo per estorsioni aggravate, reati in materia di armi e per una serie di altri delitti aggravati dal metodo mafioso per cui deve scontare altri 6 anni, 11 mesi e 12 giorni di reclusione. Complessivamente, dovrà espiare 18 anni, 8 mesi e 9 giorni di reclusione.