Cento anni dalla nascita del sindaco Domenico Saracino, Pice: «Uomo energico e instancabile»
Il ricordo dell'ex sindaco di Bitonto nato il 4 giugno 1926
domenica 7 giugno 2026
Cent'anni fa, il 4 giugno 1926, nasceva a Bitonto Domenico Saracino, figura che ha attraversato da protagonista alcune delle pagine più significative della storia civile, culturale e politica cittadina del secondo dopoguerra. A ricordarlo, pochi giorni dopo il centenario della nascita, è stato il professor Nicola Pice, ex sindaco di Bitonto, che ha voluto rendere omaggio a una personalità capace di lasciare un segno profondo nella comunità locale.
Saracino, scomparso il 15 ottobre 2009, è stato prima di tutto un educatore. Laureatosi nel 1949 all'Università di Bari in Filosofia, Storia e Pedagogia, dedicò gran parte della sua esistenza all'insegnamento di Storia e Filosofia nei licei, attività che svolse fino al pensionamento, avvenuto nel 1995. Generazioni di studenti hanno trovato in lui non soltanto un docente preparato, ma un autentico formatore di coscienze, convinto che la scuola dovesse essere molto più di un luogo di trasmissione del sapere.
Nel ricordo affidato ai social, Nicola Pice ne ha tratteggiato il profilo umano e culturale, definendolo «un uomo energico e instancabile che molto si è prodigato per la crescita umana e culturale della nostra città». Un uomo che vedeva nella democrazia non un concetto astratto, ma un esercizio quotidiano fatto di responsabilità, impegno e spirito di servizio.
L'ingresso nella vita politica avvenne nel 1956, grazie a Ottavio Leccese. Nello stesso anno Saracino si candidò alle elezioni provinciali, ottenendo immediatamente il consenso degli elettori e conquistando un seggio nell'assemblea provinciale. Il suo percorso istituzionale raggiunse uno dei momenti più significativi nel 1962, quando venne eletto sindaco di Bitonto. Guidò la città per l'intera consiliatura e, al termine del mandato, nel 1966, risultò ancora una volta il candidato più votato. Nonostante ciò, scelse di non accettare una nuova elezione a sindaco, preferendo proseguire il proprio impegno come consigliere comunale per altri due mandati.
Una decisione che molti interpretarono come il segno di un modo particolare di vivere la politica: non come ricerca del potere, ma come servizio alla collettività. Nel suo ricordo, Pice ha sottolineato come Saracino fosse «un radicale della democrazia», profondamente convinto che l'educazione dovesse contribuire alla costruzione della persona e della società.
«Un uomo tutto proiettato nella difesa della dignità umana e critico formatore di coscienze, mosso da un'ansia di verità e dal coraggio di esprimerla», scrive l'ex sindaco, evidenziando quella capacità di coniugare valori civili e principi cristiani che caratterizzò l'intera esistenza dell'intellettuale bitontino.
Secondo Pice, Saracino era convinto che non bastasse professare i valori morali e religiosi, ma che fosse necessario tradurli concretamente nella vita quotidiana e nell'azione pubblica. Da qui la sua idea di politica come «servizio e dono di sé», fondata sull'ascolto delle persone e sulla ricerca del bene comune.
Anche dopo aver lasciato gli incarichi istituzionali, Domenico Saracino non smise mai di seguire con attenzione la vita pubblica della città. Continuò a partecipare al dibattito culturale e politico, mantenendo vivo il proprio interesse per le questioni sociali e per il futuro di Bitonto.
A cento anni dalla nascita, il suo nome resta legato a una stagione nella quale scuola, politica e impegno civile erano considerati strumenti fondamentali per la crescita della comunità. Il centenario rappresenta così non solo un momento di commemorazione, ma anche l'occasione per riscoprire il pensiero e l'esempio di una figura che ha interpretato il ruolo di educatore e amministratore con rigore e profondo senso delle istituzioni, lasciando un'eredità che continua ancora oggi a parlare alla città.
Saracino, scomparso il 15 ottobre 2009, è stato prima di tutto un educatore. Laureatosi nel 1949 all'Università di Bari in Filosofia, Storia e Pedagogia, dedicò gran parte della sua esistenza all'insegnamento di Storia e Filosofia nei licei, attività che svolse fino al pensionamento, avvenuto nel 1995. Generazioni di studenti hanno trovato in lui non soltanto un docente preparato, ma un autentico formatore di coscienze, convinto che la scuola dovesse essere molto più di un luogo di trasmissione del sapere.
Nel ricordo affidato ai social, Nicola Pice ne ha tratteggiato il profilo umano e culturale, definendolo «un uomo energico e instancabile che molto si è prodigato per la crescita umana e culturale della nostra città». Un uomo che vedeva nella democrazia non un concetto astratto, ma un esercizio quotidiano fatto di responsabilità, impegno e spirito di servizio.
L'ingresso nella vita politica avvenne nel 1956, grazie a Ottavio Leccese. Nello stesso anno Saracino si candidò alle elezioni provinciali, ottenendo immediatamente il consenso degli elettori e conquistando un seggio nell'assemblea provinciale. Il suo percorso istituzionale raggiunse uno dei momenti più significativi nel 1962, quando venne eletto sindaco di Bitonto. Guidò la città per l'intera consiliatura e, al termine del mandato, nel 1966, risultò ancora una volta il candidato più votato. Nonostante ciò, scelse di non accettare una nuova elezione a sindaco, preferendo proseguire il proprio impegno come consigliere comunale per altri due mandati.
Una decisione che molti interpretarono come il segno di un modo particolare di vivere la politica: non come ricerca del potere, ma come servizio alla collettività. Nel suo ricordo, Pice ha sottolineato come Saracino fosse «un radicale della democrazia», profondamente convinto che l'educazione dovesse contribuire alla costruzione della persona e della società.
«Un uomo tutto proiettato nella difesa della dignità umana e critico formatore di coscienze, mosso da un'ansia di verità e dal coraggio di esprimerla», scrive l'ex sindaco, evidenziando quella capacità di coniugare valori civili e principi cristiani che caratterizzò l'intera esistenza dell'intellettuale bitontino.
Secondo Pice, Saracino era convinto che non bastasse professare i valori morali e religiosi, ma che fosse necessario tradurli concretamente nella vita quotidiana e nell'azione pubblica. Da qui la sua idea di politica come «servizio e dono di sé», fondata sull'ascolto delle persone e sulla ricerca del bene comune.
Anche dopo aver lasciato gli incarichi istituzionali, Domenico Saracino non smise mai di seguire con attenzione la vita pubblica della città. Continuò a partecipare al dibattito culturale e politico, mantenendo vivo il proprio interesse per le questioni sociali e per il futuro di Bitonto.
A cento anni dalla nascita, il suo nome resta legato a una stagione nella quale scuola, politica e impegno civile erano considerati strumenti fondamentali per la crescita della comunità. Il centenario rappresenta così non solo un momento di commemorazione, ma anche l'occasione per riscoprire il pensiero e l'esempio di una figura che ha interpretato il ruolo di educatore e amministratore con rigore e profondo senso delle istituzioni, lasciando un'eredità che continua ancora oggi a parlare alla città.