Anita Giordano e il suo coraggio
Anita Giordano e il suo coraggio
Cronaca

«Mi chiamo Anita e voglio metterci la faccia». Parla la trans di Bitonto offesa e licenziata

Aveva perso il posto di lavoro per il suo orientamento sessuale. Un giudice ha disposto il risarcimento

È stata derisa, offesa, discriminata e alla fine licenziata per il suo orientamento sessuale, ma ha combattuto la sua battaglia contro l'idiozia umana e la giustizia ha disposto che fosse risarcita. È la storia di Anita Giordano, la ragazza di Bitonto cacciata dal suo posto di lavoro dopo un anno di ingiurie e maltrattamenti perchè transessuale, che oggi ha deciso di "metterci la faccia" per dare un calcio anche alla paura.

«Da un paio di giorni in tantissimi stanno parlando di me e del mio caso. Fino ad ora è stato usato un nome di fantasia ma ciò che è accaduto, purtroppo, non è fantasia. È la realtà. La realtà è che mi chiamo Anita e oggi voglio "metterci la faccia". Oggi ho deciso di espormi. Oggi non ho più paura».
«Lavorava in una delle sale ricevimenti più conosciute della nostra provincia – raccontano dall'Arcigay di Bari, che per primi hanno diffuso la notizia su invito della stessa Anita - lavorava a nero come lavapiatti. Un giorno decide di recarsi a lavoro con un bellissimo smalto rosa. Non l'aveva nemmeno sfiorata il pensiero che a qualcuno potesse dare fastidio. Tutti sapevano chi lei fosse davvero,nonostante il suo percorso di transizione fosse appena cominciato. Tutti sapevano che a lei quel corpo le stava stretto come un vecchio jeans. Eppure da quel giorno Anita ha cominciato a ricevere insulti,orribili commenti a bassa voce: "La sala dei ricchioni è diventata questa". Anita non voleva abbandonare quel lavoro. Le serviva, si diceva: "Forse è normale che reagiscano così all'inizio, magari indosso i guanti per lavare i piatti così non da fastidio il mio smalto". No i guanti non bastavano : "Quando sei entrato qui a lavorare eri maschio, qui dentro devi essere un maschio, fuori fai quello che vuoi"».

Anita però ha incominciato a ribellarsi. «Un bel giorno iniziano a piovere spintoni – continua il racconto dell'Arcigay - viene cacciata dalla sala ricevimenti durante l'orario di lavoro, derisa da tutti i colleghi e le colleghe, anche da quelli che credeva amici. La guerra tra poveri. Stiamo zitti davanti a certe cose, così noi il posto di lavoro almeno non lo perdiamo. Anita quell'ultimo giorno di lavoro viene accompagnata alla macchina a suon di insulti e spintoni. Va via in lacrime».
«Ciò che ho subito è stato grave e brutto – dice Anita - ma mi ha dato anche la possibilità di capire che qualche volta la giustizia esiste. Ero sola, spaventata e improvvisamente disoccupata quando ho pensato di scrivere una mail all'Arcigay di Bari. Il giorno dopo i ragazzi dell'associazione mi hanno subito presentato l'avvocato Maria Teresa Carvutto che non mi ha mai mollato e che ho chiamato anche di notte in preda alle miei crisi di ansia e panico». Anita e il suo avvocato sono però più forti di tutto e riescono a ottenere un risarcimento danni per le ingiustizie subite.
«Finalmente oggi la faccenda si è conclusa – spiegano ancora dall'Arcigay - seppur crediamo che nessun risarcimento in denaro possa valere la sofferenza di veder calpestata con violenza la propria identità».

Da Anita, però, arriva il messaggio più forte e importante: «Esponetevi, denunciate, affidatevi a professionisti seri e umani affinché queste cose non accadano più. Ho perso il lavoro per uno smalto rosa sulle mie unghie! Non si voleva accettare il mio cambiamento di sesso, ritenendomi una persona matta e squilibrata. Per farmi fuori dal lavoro hanno usato la violenza. Mi vengono i brividi se ci penso sopratutto mi fa star male perché in quei momenti di violenza era presente la mia amica del cuore, che per non perdere il lavoro non mi ha difesa! Ma in che mondo viviamo? Sono triste per la nuova generazione non vedo un futuro vedo solo nero. Dopo aver ottenuto un minimo di risarcimento grazie allo studio legale di Mate Carvutto, ho riacquistato un po' di dignità».
«Sono stata contenta di vedere che tante persone e gran parte della società ha capito la gravità del mio caso – conclude Anita - e ci sono persone disposte ad assumermi anche con il mio famoso smalto rosa. Il mio desiderio è quello di trovare un lavoro e riacquistare la mia dignità. Credo di Meritarmelo dopo spintoni insulti e tradimenti dalla mia migliore amica dopo questa vicenda. Io non ho paura. Viva la vita».
  • Arcigay
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