Città degli Ulivi, Natilla: «Ritardi e inadeguatezze. Si ritiri delega all'assessore»
«La città non può accettare che il proprio patrimonio pubblico venga gestito con superficialità»
martedì 24 febbraio 2026
Tre anni di chiusura, disagi per atleti e associazioni sportive e, nonostante la data di riapertura sembri essere ormai vicina, il risultato dei lavori accende nuove polemiche. È dura la presa di posizione del consigliere comunale Franco Natilla (I Riformisti – Fronte del Lavoro), che prende posizione ancora una volta sulla vicenda dello stadio "Città degli Ulivi", recentemente oggetto di interventi di riqualificazione.
Secondo Natilla, quello che era stato presentato come un intervento di rilancio per lo sport bitontino si sarebbe rivelato ben al di sotto delle aspettative. «Dopo tre anni di chiusura, di disagi per gli sportivi e di promesse sbandierate ai quattro venti – afferma – il velo è caduto. Quello che doveva essere il fiore all'occhiello dello sport locale è diventato un insulto alla città».
Nel mirino del consigliere finiscono alcune scelte progettuali e realizzative. «I sediolini previsti in tribuna e in gradinata sono spariti – denuncia –. Panchine da sagra: sedie di plastica raggruppate in un angolo (le chiameranno "soluzioni innovative"?). E poi muri di cinta, che sembrano reduci da un abbandono decennale. È una vergogna senza scuse».
Natilla punta il dito contro quella che definisce «assenza totale di indirizzo politico». A suo dire, la responsabilità non può ricadere solo sugli aspetti tecnici, ma riguarda direttamente l'amministrazione comunale. «È la politica che decide cosa realizzare e come spendere i soldi dei cittadini. Qui è evidente che qualcosa non ha funzionato».
Il consigliere ricorda anche l'approvazione di una variante al progetto originario. «Fu annunciata come migliorativa – sottolinea – ma di fatto non ha migliorato nulla. Anzi, si è trattato di una modifica peggiorativa rispetto al progetto messo in gara».
Da qui la richiesta formale indirizzata al sindaco Ricci: «Chiedo il ritiro della delega ai lavori pubblici al componente di giunta competente (l'assessore Giuseppe Santoruvo, ndr) e un chiarimento pubblico su come siano stati impiegati i fondi destinati ai sediolini e alle dotazioni tecniche».
Per Natilla «l'inadeguatezza al ruolo è documentata dai fatti» e la città «non può accettare che il proprio patrimonio pubblico venga gestito con superficialità». Il consigliere conclude con un appello netto: «Bitonto ha aspettato tre anni per ricevere uno schiaffo in faccia. Chi ha fallito deve andarsene a casa».
La vicenda si inserisce in un clima politico già acceso su più fronti. Resta ora da capire se dall'Amministrazione arriveranno chiarimenti ufficiali sulle contestazioni sollevate e sulle scelte adottate nella fase di esecuzione dei lavori.
Secondo Natilla, quello che era stato presentato come un intervento di rilancio per lo sport bitontino si sarebbe rivelato ben al di sotto delle aspettative. «Dopo tre anni di chiusura, di disagi per gli sportivi e di promesse sbandierate ai quattro venti – afferma – il velo è caduto. Quello che doveva essere il fiore all'occhiello dello sport locale è diventato un insulto alla città».
Nel mirino del consigliere finiscono alcune scelte progettuali e realizzative. «I sediolini previsti in tribuna e in gradinata sono spariti – denuncia –. Panchine da sagra: sedie di plastica raggruppate in un angolo (le chiameranno "soluzioni innovative"?). E poi muri di cinta, che sembrano reduci da un abbandono decennale. È una vergogna senza scuse».
Natilla punta il dito contro quella che definisce «assenza totale di indirizzo politico». A suo dire, la responsabilità non può ricadere solo sugli aspetti tecnici, ma riguarda direttamente l'amministrazione comunale. «È la politica che decide cosa realizzare e come spendere i soldi dei cittadini. Qui è evidente che qualcosa non ha funzionato».
Il consigliere ricorda anche l'approvazione di una variante al progetto originario. «Fu annunciata come migliorativa – sottolinea – ma di fatto non ha migliorato nulla. Anzi, si è trattato di una modifica peggiorativa rispetto al progetto messo in gara».
Da qui la richiesta formale indirizzata al sindaco Ricci: «Chiedo il ritiro della delega ai lavori pubblici al componente di giunta competente (l'assessore Giuseppe Santoruvo, ndr) e un chiarimento pubblico su come siano stati impiegati i fondi destinati ai sediolini e alle dotazioni tecniche».
Per Natilla «l'inadeguatezza al ruolo è documentata dai fatti» e la città «non può accettare che il proprio patrimonio pubblico venga gestito con superficialità». Il consigliere conclude con un appello netto: «Bitonto ha aspettato tre anni per ricevere uno schiaffo in faccia. Chi ha fallito deve andarsene a casa».
La vicenda si inserisce in un clima politico già acceso su più fronti. Resta ora da capire se dall'Amministrazione arriveranno chiarimenti ufficiali sulle contestazioni sollevate e sulle scelte adottate nella fase di esecuzione dei lavori.