Violenza sessuale su una disabile, condannato un 58enne di Bitonto
La vicenda risale al 2018, l'uomo dovrà scontare 5 anni e 6 mesi. Riconosciuto anche il diritto della vittima al risarcimento dei danni
martedì 27 ottobre 2026
18.10
Avrebbe abusato sessualmente di una giovane disabile, finendo per essere condannato a 5 anni e 6 mesi. È la condanna, al termine del processo di primo grado, pronunciata dal Tribunale di Bari (presidente Antonietta Guerra), a carico di un 58enne di Bitonto, epilogo di una vicenda nata da un episodio avvenuto nel 2018.
Secondo le indagini, l'uomo avrebbe approfittato delle condizioni di fragilità della donna - una 32enne di Bitonto, affetta da disabilità intellettiva medio-grave con turbe del comportamento -, con cui aveva un legame familiare, conducendola in un rifugio utilizzato per custodire attrezzi e materiali. E nel box, «abusando delle condizioni di inferiorità psichica della vittima - è scritto nel capo di imputazione - e usando anche violenza», l'avrebbe costretta a «subire un rapporto sessuale».
La vicenda era emersa dopo la querela presentata il 9 aprile 2018, da cui erano partite le indagini dirette dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Bari, Iolanda Daniela Chimienti. La giovane si è costituita parte civile, assistite dall'avvocato Giovanni Capaldi. Alla conclusione del dibattimento i giudici hanno riconosciuto la responsabilità dell'imputato e, «previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche», lo hanno condannato alla pena di 5 anni e 6 mesi.
Sul piano civile, inoltre, alla vittima è stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni subiti, che sarà quantificato in un giudizio civile. Il Tribunale ha intanto disposto una provvisionale immediatamente esecutiva col riconoscimento in via equitativa della somma di 5mila euro. Le motivazioni nel termine dei 30 giorni.
Secondo le indagini, l'uomo avrebbe approfittato delle condizioni di fragilità della donna - una 32enne di Bitonto, affetta da disabilità intellettiva medio-grave con turbe del comportamento -, con cui aveva un legame familiare, conducendola in un rifugio utilizzato per custodire attrezzi e materiali. E nel box, «abusando delle condizioni di inferiorità psichica della vittima - è scritto nel capo di imputazione - e usando anche violenza», l'avrebbe costretta a «subire un rapporto sessuale».
La vicenda era emersa dopo la querela presentata il 9 aprile 2018, da cui erano partite le indagini dirette dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Bari, Iolanda Daniela Chimienti. La giovane si è costituita parte civile, assistite dall'avvocato Giovanni Capaldi. Alla conclusione del dibattimento i giudici hanno riconosciuto la responsabilità dell'imputato e, «previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche», lo hanno condannato alla pena di 5 anni e 6 mesi.
Sul piano civile, inoltre, alla vittima è stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni subiti, che sarà quantificato in un giudizio civile. Il Tribunale ha intanto disposto una provvisionale immediatamente esecutiva col riconoscimento in via equitativa della somma di 5mila euro. Le motivazioni nel termine dei 30 giorni.