Reflui e metalli pesanti nel sottosuolo, sequestrato uno stabilimento a Bitonto
Scoperto un condotto a 23 metri di profondità
giovedì 8 ottobre 2026
14.41
Nell'ambito delle attività di tutela ambientale coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, i militari del Nucleo Operativo di Polizia Ambientale della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Molfetta hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari, nei confronti di un intero stabilimento industriale con sede operativa nel comune di Bitonto.
Le indagini hanno preso avvio nel marzo 2026 a seguito di un'ispezione condotta presso il sito aziendale, dedito all'attività di zincatura e rivestimento dei metalli mediante bagni galvanici a base di acido cloridrico. Nel corso del sopralluogo, i militari hanno scoperto un condotto che si spingeva a una profondità di circa 23 metri nel sottosuolo. Tale canale consentiva lo smaltimento diretto e incontrollato dei reflui industriali evitando i costi legati ai previsti processi depurativi e al corretto conferimento dei residui.
Le analisi eseguite da ARPA Puglia hanno confermato la gravità del quadro emissivo. Nel sottosuolo sono state registrate elevatissime concentrazioni di metalli pesanti chimicamente sovrapponibili con le soluzioni impiegate nelle vasche di zincatura dell'impianto.
Le ulteriori verifiche amministrative ed edilizie hanno inoltre accertato la totale assenza di titoli abilitativi all'esercizio dell'attività e la mancanza dell'Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.).
A fronte del fondato pericolo di ulteriore compromissione delle matrici ambientali e della falda, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo dell'intera sede operativa. Al titolare dell'impresa sono attribuite responsabilità per gestione illecita di rifiuti industriali.
L'attività svolta si inserisce nella costante azione di contrasto ai reati contro l'ambiente e di vigilanza a tutela della salute pubblica e del territorio condotta dalla Guardia Costiera sotto il coordinamento dell'Autorità Giudiziaria.
Le indagini hanno preso avvio nel marzo 2026 a seguito di un'ispezione condotta presso il sito aziendale, dedito all'attività di zincatura e rivestimento dei metalli mediante bagni galvanici a base di acido cloridrico. Nel corso del sopralluogo, i militari hanno scoperto un condotto che si spingeva a una profondità di circa 23 metri nel sottosuolo. Tale canale consentiva lo smaltimento diretto e incontrollato dei reflui industriali evitando i costi legati ai previsti processi depurativi e al corretto conferimento dei residui.
Le analisi eseguite da ARPA Puglia hanno confermato la gravità del quadro emissivo. Nel sottosuolo sono state registrate elevatissime concentrazioni di metalli pesanti chimicamente sovrapponibili con le soluzioni impiegate nelle vasche di zincatura dell'impianto.
Le ulteriori verifiche amministrative ed edilizie hanno inoltre accertato la totale assenza di titoli abilitativi all'esercizio dell'attività e la mancanza dell'Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.).
A fronte del fondato pericolo di ulteriore compromissione delle matrici ambientali e della falda, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo dell'intera sede operativa. Al titolare dell'impresa sono attribuite responsabilità per gestione illecita di rifiuti industriali.
L'attività svolta si inserisce nella costante azione di contrasto ai reati contro l'ambiente e di vigilanza a tutela della salute pubblica e del territorio condotta dalla Guardia Costiera sotto il coordinamento dell'Autorità Giudiziaria.