Parcheggio interrato in piazza Marconi. Le perplessità del Centro Ricerche di Storia e Arte
Si sollecita un tavolo di confronto pubblico e il coinvolgimento della Soprintendenza
L'idea, non solo il nome, nasce in Grecia, culla della democrazia occidentale e baluardo di humanitas. 'Piazza', infatti, è l'antica plateia, la strada a cui i Greci assegnano questo nome per la sua estensione, tanto ampia fino a configurarsi quale 'slargo', spazio aperto di confluenza della popolazione. Benché i tempi ne abbiano modificato la genesi, esito spesso della progettazione urbana con il suo conseguente tracciato viario, la piazza, di certo, non ha abdicato e non deve abdicare alla sua primigenia natura: punto di confluenza, spazio di socialità, luogo di appartenenza.
Ma di chi? Sicuramente dell'uomo, del cittadino, di chi è attore primario di una comunità. E quest'uomo, soprattutto nel caso di una piazza 'storica', frutto dell'allineamento di strutture ottocentesche, intercapedine tra l'edilizia medievale e la ragnatela viaria intessuta a partire dalla fine del Settecento per dare aria prima al borgo, poi all'area di espansione novecentesca, va pensata a piedi. A dirlo non sono soltanto le cogenti riflessioni in materia di viabilità sostenibile. A dirlo sono i progetti di rigenerazione urbana che ruotano intorno all'uomo, nella prospettiva di un recupero fisico, all'occorrenza anche tattile ed olfattivo, con lo 'spazio comune'. Non dunque punto di approdo di un traffico veicolare, ma spazio di confluenza di un traffico pedonale che associ la piazza all'idea di incontro, dialogo, dibattito, manifestazione, gioco, passatempo, passeggio, confronto politico. Certamente non all'idea di parcheggio.
Si torna a proporre una riflessione sull'idea di piazza, perché si torna a ventilare l'ipotesi di un 'parcheggio di piazza'. La progettazione di un parcheggio è, di fatto, una urgenza ormai indifferibile, non in una logica di allineamento modernista con altre città italiane ed europee, ma per una ampliata estensione degli spazi urbani e per una mutata geografia dello spazio umano e lavorativo che quotidianamente impone la fruizione dell'automezzo. La questione cogente rimane un'altra: dove?
Non una piazza storica: il borgo rischia di essere violentato attraverso la ridefinizione di una viabilità primaria e secondaria che comprometterebbe la veduta prospettica dei caseggiati ottocenteschi per trasformare un salotto cittadino in una zona di transito veicolare.
Non un'area ad alto 'rischio' archeologico: la prossimità di strutture architettoniche medievali induce a valutare la probabile esistenza di un vincolo nell'area di scavo, candidata a trasformarsi in un campo archeologico senza prospettive concrete e senza una pianificazione degli interventi.
Non un'area alberata: il cambiamento climatico impone come imperativo categorico non solo la salvaguardia delle aree alberate, ma la loro implementazione in quanto la presenza di un 'tetto verde' concorre a ridurre sensibilmente la percezione del calore.
Non una zona centrale: le aree adibite a parcheggio vanno pensate in una logica centrifuga, finalizzata a snellire il traffico cittadino per favorire la confluenza del traffico veicolare verso le aree periferiche.
Tanto premesso, il Centro Ricerche di Storia e Arte - Bitonto invita l'amministrazione comunale e i cittadini ad una riflessione democratica, prospettica e tempestiva sulle ipotesi di cantierizzazione di piazza Marconi. La riflessione condivisa, nella quale dovrà confluire anche l'indifferibile parere della Sovrintendenza sulla realizzazione di un parcheggio interrato nell'area indicata, è l'unico strumento per pianificare e costruire una città di tutti e per tutti. I cittadini, gli unici cui appartiene la città, meritano uno spazio di condivisione, un tavolo di confronto, una cassa di risonanza dell'opinione pubblica.