Michele Abbaticchio: «A Bitonto si spara nel silenzio del dibattito culturale e politico»

L'ex sindaco di Bitonto: «Le forze dell'ordine, insieme alla magistratura, faranno il loro lavoro. E noi non dobbiamo smettere di crederci»

domenica 1 febbraio 2026 08.15
«Si torna a sparare a Bitonto, nell'irreale silenzio del dibattito "culturale" e politico della comunità sulle conseguenze di questa faida che, purtroppo, abbiamo imparato a conoscere». Ad affermarlo è Michele Abbaticchio, ex sindaco di Bitonto e vicepresidente di Avviso Pubblico.

Il riferimento è all'agguato, avvenuto alcune sere fa, attorno alle ore 23.30, di cui - al momento - si hanno poche notizie certe. Un uomo di 30 anni, Damiano Liso, residente a Bitonto, si è poi presentato autonomamente durante la notte al pronto soccorso, dove è stato medicato per ferite d'arma da fuoco al braccio e all'inguine sinistro.
«Quando si parla di mafia si rischia di essere accusati di tradimento del "buon nome", ma si trascura di riflettere su quale esempio diamo, ogni giorno, nelle nostre funzioni pubbliche. Ma io da bitontino e pugliese, mi dispiace, zitto non sto - aggiunge Abbaticchio -. La verità è che non si è mai smesso di sparare, in una guerra tra clan che si contendono, dopo la morte di Anna Rosa Tarantino, ancora le luride piazze di spaccio».

«Dal 2024 assistiamo a una sequenza di episodi che parlano chiaro: prima su via Crocifisso, poi addirittura all'interno dell'abitazione di un pregiudicato, e ora di nuovo colpi, tensioni, paura. Ancora nel nostro centro storico e nella zona 167, martoriate dallo spaccio, da chi senza scrupoli utilizza abitazioni abbandonate come depositi di droga o come basi per installare sofisticati impianti di videosorveglianza, trasformando interi isolati in zone d'ombra. E allora la risposta non può essere solo repressiva», chiarisce l'ex sindaco.

«Deve arrivare anche dai cittadini, dalla società civile, dalle persone che decidono di non ricorrere alla droga come via di fuga, da chi non lascia un minore al suo destino nelle nostre scuole. E denunciate. Sempre. Le forze dell'ordine, insieme alla magistratura, faranno il loro lavoro. E noi non dobbiamo smettere di crederci», conclude.