Centro Ricerche di storia e arte ricorda Giuseppe Volpe a 150 anni dalla scomparsa
Nacque a Terlizzi il 4 ottobre 1876 e fu profilo di spicco nell’arte della scultura lignea sacra dell’Ottocento
domenica 4 ottobre 2026
10.00
Centocinquanta anni fa, il 4 ottobre 1876, moriva nella sua Terlizzi Giuseppe Volpe, profilo di spicco nell'arte della scultura lignea sacra dell'Ottocento nella Terra di Bari e non solo. Nato l'11 gennaio 1796 nella "città dei fiori" da Lorenzo, un contadino che morirà quando il piccolo Giuseppe ha solo un anno, e da Maria Domenica Paparella, l'artista visse e operò in un secolo di grandi transizioni artistiche.
Dopo un fondamentale apprendistato a Napoli presso Francesco Verzella, tornò nella sua città natale avviando una bottega di scultore che si rivelerà presto fiorente. La caparbietà, la dedizione e le grandi doti tecniche riuscirono a far emergere il suo talento in un ambito artistico ancora fortemente dominato dalle grandi maestranze partenopee della scultura sacra, che proprio in questo periodo vivevano forse la loro ultima grande stagione nel Meridione. Volpe seppe muoversi con duttilità tra le ultime propaggini della tradizione barocca e le istanze di un purismo devozionale che richiedeva alle immagini sacre non solo decoro, ma un'immediata, vibrante forza empatica con i fedeli.
Formatosi in un contesto culturale e artigianale di alto profilo, nelle mani del Volpe la materia lignea si fletteva, prendendo vita in simulacri destinati a popolare chiese, altari e a sfilare in solenni processioni. Per troppo tempo la storiografia artistica accademica ha liquidato i maestri attivi nelle province meridionali come meri "artigiani seriali": un pregiudizio che la ricerca storica locale – in primis gli studi pionieristici dello storico dell'arte Francesco Di Palo (Francesco Di Palo, La statua della Madonna della Stella in Terlizzi. Prima indagine sull'attività dello scultore Giuseppe Volpe (1796-1876), in "Luce e Vita Documentazione", n. 1, 2006, pp. 129-173) – ha saputo smontare pezzo dopo pezzo, restituendo a Volpe spessore artistico e tecnico.
Giovanissimo avviò la sua attività, tanto che il 3 aprile del 1824, quando sposa Maria Teresa Mastrorilli, è già ufficialmente registrato nell'atto come scultore. Se prolificissima fu la produzione statuaria nella sua Terlizzi, le commissioni al talentuoso maestro arrivarono subito da tutta i centri limitrofi e ben oltre, come quella per l'immagine della Madonna della Neve venerata a Grassano (Matera), realizzata nel 1823 a soli ventisette anni d'età.
Anche a Bitonto, l'arte di Giuseppe Volpe non passò inosservata, lasciando tracce profonde nel tessuto devozionale cittadino. Presumibilmente la prima opera realizzata dal Volpe per Bitonto fu il manichino vestito della Madonna della Misericordia, commissionato dall'omonima confraternita e realizzato nel 1832, come recita l'iscrizione sulla parte posteriore del busto: "Io Giuseppe Volpe – scultore Terlizzi feci – A.D. 1832", oggi custodita nella Cappella dei Misteri in San Domenico.
All'inizio degli anni Trenta del XIX secolo si ascrive anche la realizzazione, su commissione della Confraternita di San Pasquale Baylon, del simulacro vestito del Titolare ancora oggi venerata presso la Chiesa di Santa Maria della Chinisa, destinato a sostituire una scultura lignea precedente. Qualche anno dopo, nel 1835, dai frati minori conventuali di San Francesco la Scarpa arrivò la commissione di una Santa Filomena vestita, attorno al cui culto si formò sul finire dello stesso secolo una confraternita nella medesima chiesa (la sacra immagine fu purtroppo vittima nel 2001 di un fortuito incendio nella Chiesa di San Gaetano, dove era stata trasferita dopo il 1970).
L'arte di Giuseppe Volpe fu tramandata ad uno dei suoi figli, Pasquale, anch'egli valente scultore. A un lavoro a quattro mani di padre e figlio si deve la realizzazione più tarda di una seconda immagine dell'Addolorata per Bitonto, questa volta per la chiesa di San Pietro in Vincoli, sulla cui parte anteriore del busto si legge: "Giuseppe Volpe e Pasquale – padre e figlio – scultori di Terlizzi – A.D. 1861".
A centocinquant'anni dalla scomparsa, l'opera di Giuseppe Volpe rientra così a pieno titolo nel variegato e ricchissimo patrimonio dell'arte religiosa di Bitonto e della Puglia, confermandosi come uno dei capitoli più affascinanti e autentici della scultura sacra meridionale dell'Ottocento. A suggellare questa importante ricorrenza, la Pinacoteca Michele de Napoli di Terlizzi ospita dal 3 ottobre al 29 novembre 2026 l'esposizione temporanea "La scultura di Giuseppe Volpe nel 150° anniversario dalla morte" (curata da Francesco De Nicolo in collaborazione con il progetto diocesano Tesori d'Arte Sacra).
La rassegna offre l'occasione imperdibile di ammirare opere inedite o meno note del maestro e del figlio Pasquale – provenienti da collezioni private o da chiese locali – e si snoda sul territorio attraverso itinerari guidati che trasformano Terlizzi in un vero e proprio museo diffuso della scultura lignea ottocentesca.
Dopo un fondamentale apprendistato a Napoli presso Francesco Verzella, tornò nella sua città natale avviando una bottega di scultore che si rivelerà presto fiorente. La caparbietà, la dedizione e le grandi doti tecniche riuscirono a far emergere il suo talento in un ambito artistico ancora fortemente dominato dalle grandi maestranze partenopee della scultura sacra, che proprio in questo periodo vivevano forse la loro ultima grande stagione nel Meridione. Volpe seppe muoversi con duttilità tra le ultime propaggini della tradizione barocca e le istanze di un purismo devozionale che richiedeva alle immagini sacre non solo decoro, ma un'immediata, vibrante forza empatica con i fedeli.
Formatosi in un contesto culturale e artigianale di alto profilo, nelle mani del Volpe la materia lignea si fletteva, prendendo vita in simulacri destinati a popolare chiese, altari e a sfilare in solenni processioni. Per troppo tempo la storiografia artistica accademica ha liquidato i maestri attivi nelle province meridionali come meri "artigiani seriali": un pregiudizio che la ricerca storica locale – in primis gli studi pionieristici dello storico dell'arte Francesco Di Palo (Francesco Di Palo, La statua della Madonna della Stella in Terlizzi. Prima indagine sull'attività dello scultore Giuseppe Volpe (1796-1876), in "Luce e Vita Documentazione", n. 1, 2006, pp. 129-173) – ha saputo smontare pezzo dopo pezzo, restituendo a Volpe spessore artistico e tecnico.
Giovanissimo avviò la sua attività, tanto che il 3 aprile del 1824, quando sposa Maria Teresa Mastrorilli, è già ufficialmente registrato nell'atto come scultore. Se prolificissima fu la produzione statuaria nella sua Terlizzi, le commissioni al talentuoso maestro arrivarono subito da tutta i centri limitrofi e ben oltre, come quella per l'immagine della Madonna della Neve venerata a Grassano (Matera), realizzata nel 1823 a soli ventisette anni d'età.
Anche a Bitonto, l'arte di Giuseppe Volpe non passò inosservata, lasciando tracce profonde nel tessuto devozionale cittadino. Presumibilmente la prima opera realizzata dal Volpe per Bitonto fu il manichino vestito della Madonna della Misericordia, commissionato dall'omonima confraternita e realizzato nel 1832, come recita l'iscrizione sulla parte posteriore del busto: "Io Giuseppe Volpe – scultore Terlizzi feci – A.D. 1832", oggi custodita nella Cappella dei Misteri in San Domenico.
All'inizio degli anni Trenta del XIX secolo si ascrive anche la realizzazione, su commissione della Confraternita di San Pasquale Baylon, del simulacro vestito del Titolare ancora oggi venerata presso la Chiesa di Santa Maria della Chinisa, destinato a sostituire una scultura lignea precedente. Qualche anno dopo, nel 1835, dai frati minori conventuali di San Francesco la Scarpa arrivò la commissione di una Santa Filomena vestita, attorno al cui culto si formò sul finire dello stesso secolo una confraternita nella medesima chiesa (la sacra immagine fu purtroppo vittima nel 2001 di un fortuito incendio nella Chiesa di San Gaetano, dove era stata trasferita dopo il 1970).
L'arte di Giuseppe Volpe fu tramandata ad uno dei suoi figli, Pasquale, anch'egli valente scultore. A un lavoro a quattro mani di padre e figlio si deve la realizzazione più tarda di una seconda immagine dell'Addolorata per Bitonto, questa volta per la chiesa di San Pietro in Vincoli, sulla cui parte anteriore del busto si legge: "Giuseppe Volpe e Pasquale – padre e figlio – scultori di Terlizzi – A.D. 1861".
A centocinquant'anni dalla scomparsa, l'opera di Giuseppe Volpe rientra così a pieno titolo nel variegato e ricchissimo patrimonio dell'arte religiosa di Bitonto e della Puglia, confermandosi come uno dei capitoli più affascinanti e autentici della scultura sacra meridionale dell'Ottocento. A suggellare questa importante ricorrenza, la Pinacoteca Michele de Napoli di Terlizzi ospita dal 3 ottobre al 29 novembre 2026 l'esposizione temporanea "La scultura di Giuseppe Volpe nel 150° anniversario dalla morte" (curata da Francesco De Nicolo in collaborazione con il progetto diocesano Tesori d'Arte Sacra).
La rassegna offre l'occasione imperdibile di ammirare opere inedite o meno note del maestro e del figlio Pasquale – provenienti da collezioni private o da chiese locali – e si snoda sul territorio attraverso itinerari guidati che trasformano Terlizzi in un vero e proprio museo diffuso della scultura lignea ottocentesca.