Condizione disabili, il Coordinamento Nazionale Docenti al fianco di Domenico Rucci

La nota del presidente Romano Pesavento

giovedì 15 gennaio 2026
«Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene doveroso intervenire pubblicamente in merito alla testimonianza resa da Domenico Rucci, cittadino con disabilità grave, la cui riflessione – «Noi disabili gravi siamo trattati come pratiche da sbrigare, non come cittadini» – assume un valore che travalica la dimensione individuale per configurarsi come una denuncia civile di rilevanza nazionale.

Le parole di Rucci restituiscono con chiarezza il quadro di una condizione strutturale di marginalità che colpisce ancora oggi molte persone con disabilità nel nostro Paese. Esse non descrivono soltanto l'esistenza di barriere architettoniche, pur persistenti e spesso inaccettabili, ma individuano con lucidità una barriera ben più profonda e radicata: quella culturale, sociale e istituzionale. L'indifferenza, l'abitudine alla disattenzione, la normalizzazione dell'esclusione rappresentano forme di violenza silenziosa che negano, nei fatti, il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dai principali strumenti internazionali di tutela dei diritti umani.
Quando uno spazio pubblico viene occupato impropriamente, quando uno scivolo o un parcheggio riservato diventano terreno di abuso giustificato dalla fretta o dalla superficialità, si afferma implicitamente l'idea che non tutte le persone abbiano pari diritto alla città, alla mobilità, alla partecipazione sociale. In questi gesti apparentemente minimi si manifesta una cultura dell'esclusione che ferisce la dignità umana più di qualsiasi ostacolo fisico, perché comunica a chi vive una condizione di disabilità che il suo diritto di esistere nello spazio comune è subordinato alla convenienza altrui.
Il CNDDU sottolinea come la mobilità non possa essere considerata un servizio accessorio, ma costituisca una precondizione essenziale per l'esercizio di numerosi altri diritti fondamentali: il diritto alla salute, all'istruzione, al lavoro, alla socialità, al tempo libero. Costringere una persona a pianificare la propria vita non sulla base delle aspirazioni e delle scelte personali, ma in funzione degli ostacoli logistici, economici e burocratici, significa limitare concretamente la sua libertà e ridurre la cittadinanza a una formula astratta, priva di effettività.

Particolarmente allarmante è il quadro delineato in relazione all'accesso ai servizi sanitari e assistenziali. Le lungaggini procedurali, la frammentazione delle competenze, la complessità esasperata delle pratiche per il rinnovo delle terapie, per l'assegnazione e la manutenzione degli ausili, trasformano bisogni primari in percorsi estenuanti. Un sistema che dovrebbe farsi carico della fragilità finisce così per amplificarla, imponendo a chi è già in difficoltà un ulteriore carico di stress, incertezza e fatica. La burocrazia, anziché strumento di garanzia, si configura come dispositivo di esclusione.
In tale contesto emerge con forza il ruolo, troppo spesso invisibile, dei caregiver familiari. Figure che suppliscono quotidianamente alle carenze del sistema pubblico, garantendo assistenza continuativa con competenza, dedizione e umanità, ma senza un adeguato riconoscimento giuridico, previdenziale ed economico. L'assenza di tutele per chi presta cura h24 non è soltanto un'ingiustizia individuale, ma un grave vulnus sociale, che contribuisce a perpetuare l'isolamento delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Uno Stato che demanda implicitamente la cura senza riconoscerla tradisce il principio di solidarietà su cui dovrebbe fondarsi.
Come docenti impegnati nell'insegnamento e nella promozione dei Diritti Umani, riteniamo che questa testimonianza debba interrogare in profondità il mondo dell'educazione, delle istituzioni e della cittadinanza. Educare ai diritti non significa limitarsi alla trasmissione di nozioni, ma formare coscienze capaci di riconoscere l'altro come titolare pieno di dignità, indipendentemente dalla condizione fisica o sociale. La scuola, in particolare, ha il compito di contrastare l'indifferenza, di smontare gli stereotipi e di promuovere una cultura dell'accessibilità intesa come valore fondante della convivenza democratica.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica un impegno concreto e sistemico: politiche pubbliche orientate all'inclusione reale, semplificazione delle procedure, investimenti nella mobilità accessibile, riconoscimento pieno e strutturato del ruolo dei caregiver. Ma richiama anche ogni cittadina e ogni cittadino a una responsabilità quotidiana, fatta di attenzione, rispetto e consapevolezza.
I diritti umani non possono essere ridotti a pratiche amministrative da evadere. Essi sono il cuore vivo della democrazia e si misurano nella capacità di una società di non lasciare indietro nessuno. Dare ascolto a queste voci significa scegliere che tipo di comunità vogliamo essere».

Romano Pesavento