Aggressione ai due commercianti scuote la città. Abbaticchio: «Non piegate la testa»
Il commento dell'ex sindaco e attuale consigliere del presidente Decaro dopo i fatti dello scorso 1° novembre
giovedì 5 novembre 2026
Una violenza che irrompe in uno dei luoghi più "familiari" della vita notturna bitontina. L'aggressione ai danni di due lavoratori della cornetteria Gimino, in via Crocifisso, continua a suscitare reazioni e indignazione in città. A intervenire sulla vicenda è anche Michele Abbaticchio, ex sindaco di Bitonto e oggi consigliere del presidente della Regione Puglia, che ha affidato ai suoi social una riflessione personale, legata ai ricordi e al significato che quel luogo ha avuto per intere generazioni.
I fatti risalgono alla mattina di domenica 1° novembre. Secondo quanto ricostruito, due persone avrebbero preteso di essere servite prima di altri clienti in attesa. Il rifiuto dei dipendenti ad assecondare la richiesta avrebbe provocato un primo diverbio. La situazione sarebbe, poi, degenerata poco dopo le 6.10, quando i due lavoratori sono stati raggiunti all'esterno dell'attività, in via Crocifisso, e aggrediti con calci e pugni. Durante il pestaggio sarebbe stato utilizzato anche un gancio traino in acciaio.
I due dipendenti sono stati soccorsi e trasportati al Policlinico di Bari. Per loro i medici hanno stabilito prognosi rispettivamente di 15 e 7 giorni. Sull'accaduto indagano i Carabinieri della Stazione di Bitonto, ai quali sono state consegnate le immagini del sistema di videosorveglianza dell'esercizio commerciale, utili a ricostruire l'intera vicenda.
Le parole di Abbaticchio partono proprio dal rapporto personale con quel luogo, diventato negli anni un punto di ritrovo per tanti giovani e non soltanto. «L'aggressione subita dai lavoratori della cornetteria Gimino mi riporta a tante serate, promesse ed entusiasmi consumati in quel piccolo angolo di artigiana accoglienza», scrive l'ex primo cittadino. Un ricordo che attraversa il tempo e restituisce l'immagine di un locale frequentato da ragazzi, allora come oggi, nelle ore più tarde della notte, per gustare i cornetti appena sfornati.
È proprio il contrasto tra quella familiarità e la violenza dell'episodio a colpirlo maggiormente. «Eravamo giovani, come tanti ragazzi ancora oggi presenti a tarda notte per gustare i cornetti appena sfornati. Pensare che oggi la violenza abbia infranto quell'atmosfera così familiare mi porta a vivere il presente con più amarezza», osserva Abbaticchio.
Una riflessione che si chiude con parole amare, ma anche con un incoraggiamento rivolto direttamente ai lavoratori coinvolti: «Oggi mi sento un po' più vecchio e stanco. Forza ragazzi, non piegate la testa».
Un messaggio di solidarietà che si aggiunge alle tantissime reazioni suscitate dall'aggressione e che riporta al centro una questione che va oltre il singolo episodio: il diritto di chi lavora, anche nelle ore notturne e nei giorni festivi, di poter svolgere il proprio mestiere senza temere minacce o violenze. Perché nessuna pretesa, tanto meno quella di saltare una fila, può trasformarsi in una giustificazione per la brutalità.
I fatti risalgono alla mattina di domenica 1° novembre. Secondo quanto ricostruito, due persone avrebbero preteso di essere servite prima di altri clienti in attesa. Il rifiuto dei dipendenti ad assecondare la richiesta avrebbe provocato un primo diverbio. La situazione sarebbe, poi, degenerata poco dopo le 6.10, quando i due lavoratori sono stati raggiunti all'esterno dell'attività, in via Crocifisso, e aggrediti con calci e pugni. Durante il pestaggio sarebbe stato utilizzato anche un gancio traino in acciaio.
I due dipendenti sono stati soccorsi e trasportati al Policlinico di Bari. Per loro i medici hanno stabilito prognosi rispettivamente di 15 e 7 giorni. Sull'accaduto indagano i Carabinieri della Stazione di Bitonto, ai quali sono state consegnate le immagini del sistema di videosorveglianza dell'esercizio commerciale, utili a ricostruire l'intera vicenda.
Le parole di Abbaticchio partono proprio dal rapporto personale con quel luogo, diventato negli anni un punto di ritrovo per tanti giovani e non soltanto. «L'aggressione subita dai lavoratori della cornetteria Gimino mi riporta a tante serate, promesse ed entusiasmi consumati in quel piccolo angolo di artigiana accoglienza», scrive l'ex primo cittadino. Un ricordo che attraversa il tempo e restituisce l'immagine di un locale frequentato da ragazzi, allora come oggi, nelle ore più tarde della notte, per gustare i cornetti appena sfornati.
È proprio il contrasto tra quella familiarità e la violenza dell'episodio a colpirlo maggiormente. «Eravamo giovani, come tanti ragazzi ancora oggi presenti a tarda notte per gustare i cornetti appena sfornati. Pensare che oggi la violenza abbia infranto quell'atmosfera così familiare mi porta a vivere il presente con più amarezza», osserva Abbaticchio.
Una riflessione che si chiude con parole amare, ma anche con un incoraggiamento rivolto direttamente ai lavoratori coinvolti: «Oggi mi sento un po' più vecchio e stanco. Forza ragazzi, non piegate la testa».
Un messaggio di solidarietà che si aggiunge alle tantissime reazioni suscitate dall'aggressione e che riporta al centro una questione che va oltre il singolo episodio: il diritto di chi lavora, anche nelle ore notturne e nei giorni festivi, di poter svolgere il proprio mestiere senza temere minacce o violenze. Perché nessuna pretesa, tanto meno quella di saltare una fila, può trasformarsi in una giustificazione per la brutalità.