A Bitonto sequestrati 320 chili di cozze
Operazione della Capitaneria di Porto di Bari. Erano destinate alla commercializzazione
giovedì 11 giugno 2026
10.10
Ben 320 chilogrammi di cozze che, per lo più, sarebbero finite sulle tavole dei bitontini. È questo l'esito dell'operazione di controllo della filiera della pesca e vendita di prodotti ittici condotta dalla Sezione di Polizia Marittima della Capitaneria di Porto di Bari.
In una pescheria di Bitonto sono stati individuati circa 320 chilogrammi sprovvisti di documentazione obbligatoria prevista dalle norme che regolamentano il commercio dei mitili. Cozze destinate tutte alla vendita e quindi alla distribuzione.
In precedenza, la Guardia Costiera di Bari aveva fermato nel capoluogo un automezzo che trasportava addirittura 600 chilogrammi di cozze provenienti da attività di pesca non professionale ed inevitabilmente anch'essi privi delle autorizzazione del caso. Per il responsabile è scattata una sanzione di 4mila euro ed il sequestro del carico.
Quasi una tonnellata di cozze che, grazie a questa operazione, non sono state immesse nel mercato della distribuzione senza le necessarie garanzie di tracciabilità e quindi potenzialmente pericolose per la salute. Secondo fonti della Guardia Costiera, i mitili sequestrati potrebbero essere stati allevati nell'area di Taranto e sono stati successivamente distrutti presso impianti autorizzati.
In una pescheria di Bitonto sono stati individuati circa 320 chilogrammi sprovvisti di documentazione obbligatoria prevista dalle norme che regolamentano il commercio dei mitili. Cozze destinate tutte alla vendita e quindi alla distribuzione.
In precedenza, la Guardia Costiera di Bari aveva fermato nel capoluogo un automezzo che trasportava addirittura 600 chilogrammi di cozze provenienti da attività di pesca non professionale ed inevitabilmente anch'essi privi delle autorizzazione del caso. Per il responsabile è scattata una sanzione di 4mila euro ed il sequestro del carico.
Quasi una tonnellata di cozze che, grazie a questa operazione, non sono state immesse nel mercato della distribuzione senza le necessarie garanzie di tracciabilità e quindi potenzialmente pericolose per la salute. Secondo fonti della Guardia Costiera, i mitili sequestrati potrebbero essere stati allevati nell'area di Taranto e sono stati successivamente distrutti presso impianti autorizzati.